Ciao Ronnie, parlaci di te?

Ciao, mi chiamo Ronnie Zanini, sono un tecnico di vocazione elettronica, sin da piccolo ho sempre lavorato d’estate nell’azienda di famiglia e sono cresciuto con lo spirito Artigiano trasmessomi da mio Padre, un instancabile lavoratore che mi ha dato la passione per la trasformazione dei materiali e la realizzazione di lavori in cui ci si sporca le mani ma che danno risultati che si possono toccare ed ammirare con soddisfazione. Il percorso studi mi ha portato a lavorare nel mondo dell’elettronica e dell’informatica dandomi comunque belle esperienze e tanti amici anche nel campo lavorativo. Ho viaggiato molto in Europa, adoro in particolare l’Irlanda ed il Belgio, ho vissuto per un anno a Melbourne in Australia dove ho conosciuto il movimento Craft che era già partito nel 2007; là nel downunder ho sorseggiato le mie prime English IPA al Brew Pub James Squire di Melbourne, che ricordi…

Ronnie Zanini

Quando è scaturita in te la passione per l’homebrewing?

La birra è sempre stata una grande passione, devo ringraziare il Maestro Antonio Canale che mi ha “deviato” verso il VERO mondo della Birra trasmettendomi le prime nozioni e formandomi per la ricerca del gusto e del buon bere. Ho frequentato per anni Pub scegliendo sempre quelli che curavano il prodotto e lo servivano correttamente, perché come mi ha detto Antonio Canale: “La birra può essere buona, ma se trovi un Publi-Can, con il 2% del lavoro vanifica gli sforzi del birraio” ed ha ragione! Circa nel 2015 ho cominciato a sentire uno, due e tre amici che facevano la birra in casa, mi parlavano di all-grain, allora ho approfondito il discorso. Ero riluttante ai kit con estratto di malto per fare la birra, l’all-grain, anche se complicato mi intrigava, decisi quindi con il mio Publican preferito, Carlo Manea, fondatore del King’s House di Thiene di raccogliere pignatte, fornelli, serpentine, palette e densimetro per cominciare l’avventura. Per 2 anni abbiamo prodotto varie schifezze e qualche birra bevibile, poi ho deciso in un momento in cui cambiavo lavoro di fare le cose sul serio e mi sono iscritto all’accademia Dieffe di Noventa Padovana.

Qual è lo stile di birra che preferisci produrre?

Lo stile che preferirei sarebbe la Czech Pilsner, che chiaramente è una delle più difficili ma mi sto allenando ad ammaestrare i lieviti, qualche cotta è riuscita, altre no, ma non mi arrendo!  Una delle migliori che ho prodotto è una Golden Ale fuori stile per i luppoli di origine Australiana che ho impiegato, questa mi ha dato discrete soddisfazioni ed è la preferita dai miei amici.

Raccontaci della tua attrezzatura

La mia attrezzatura è in continua evoluzione, sono ancora alle pentole ma faccio già tutti i trasferimenti a pompa, nella mia ToDo-list c’è infatti automatizzare il Mashing e fissare l’impianto su una struttura per avere tutto in ordine, ci siamo quasi… A livello dimensionale faccio batch da 50 litri avendo pentole da 75, trasferisco il mosto con pompe a trascinamento magnetico ed ho costruito uno scambiatore tubo in tubo da 11 metri. I miei gioiellini sono i fermentatori da 100 e 50 litri con fasce riscaldanti, raffreddamento con tubo avvolto esternamente e coibentati egregiamente; controllo la fermentazione mediante una centralina costruita da me che rileva la temperatura ambientale esterna, quelle delle due fasce riscaldanti e quella del pozzetto immerso nella birra, il tutto viene trasmesso ad un Data Collector (un portale internet in cloud) che mi consente di comandare tutto da una App nel mio smartphone. E’ una cosetta un po’ Nerd che però mi diverte ed è la radice di un progettino che ho in mente.

Come ti sei preparato/a (corsi, autodidatta….)?

Come dicevo sopra inizialmente la formazione era autonoma, nel 2016 mi sono iscritto all’accademia Dieffe frequentando il corso 33 con una classe strepitosa, è stato un anno divertente da un lato anche se duro ed impegnativo, ha richiesto parecchie energie e tempo ma mi ha dato molto, diciamo che se non si modo di studiare da soli è una buona soluzione, non certo economica ma comunque valida. Ho conosciuto persone preparatissime come Paolo Antoniali e Nicola Coppe, Paolo ha dimostrato una grande capacità d’insegnamento oltre ad una preparazione scientifica notevole, Nicola è incredibile perché nonostante la sua giovane età ha già dimostrato di avere i numeri per diventare uno dei futuri Guru della birra Italiana, magari anche internazionale. Di Nicola ho apprezzato la naturalezza e l’entusiasmo con cui comunicava in classe, non lo abbiamo mai trovato impreparato (tra di noi c’era una Biologa), ma la cosa più impressionante è che ogni argomento era seguito da una dimostrazione scientifica, non ho mai sentito dire “è così e basta”.

Fai parte di un gruppo, associazione di appassionati HB?

Certo che sì, faccio parte del gruppo homebrewers di Nonsolobirra.net che mi permette di confrontarmi con gli altri birrai in erba, e ce ne sono di tosti! Poi faccio parte della Confraternita della Birra Artigianale che offre momenti preziosi di condivisione e crescita con Birrai “stellati” ed i migliori tecnici in circolazione oltre che organizzare momenti di degustazione e festa!

Raccontaci la tua prima cotta

La prima cotta l’ho fatta a seguito di una cotta didattica a Mezzane, in pizzeria da Oreste Salaorni, con alcuni ragazzi del MoBi: l’arcinoto Brazzoli, Fabio Gobetti ed Ivan Fila. Con il mio amico Carlo nella lavanderia di casa abbiamo allestito l’attrezzatura, volevamo fare una American IPA, ribattezzata poi Brown IPA perché scura a causa di un errore con il malto cristal che era un po’ troppo tostato. Il mashing è andato più o meno bene per quello che potevamo capirne, non so il PH se fosse attendibile ma qualcosa è stato estratto. Ricordo che abbiamo litigato con la pompa per far circolare l’acqua nella serpentina ad immersione, non riuscivamo ad “adescarla”, ci siamo fatti una bella doccia; in qualche maniera abbiamo messo lievito e mosto nel fermentatore ed abbiamo lasciato lavorare i pochi organismi fermentanti sopravvissuti, dopo due settimane abbiamo imbottigliato il succo di frutta ed atteso con ansia la rifermentazione in bottiglia. Il più sincero dei miei amici ha commentato: ”Non sembra birra”…ho intuito che dovevamo studiare un po’ di più…

Hai mai partecipato a concorsi? Se si con quali risultati?

Ahimè no, ma dovrei, dicono che si impari molto.

La tua birra ideale, come deve essere?

Non ho una birra ideale, sono stagionale, bevo volentieri una Pilsner come una Sour e d’inverno un buon Barley Wine piuttosto che una Imperial Russian Stout, se devo sceglierne una scelgo una Pilsner, Ceca o Bavarese, la più diffusa come stile ma la più rara da bere bene. La visione paradisiaca per me è un bicchiere perlato di condensa esternamente, in una calda giornata d’estate, seduti in biergarten Tirolese dopo una bella escursione in montagna, sorseggiare la Birra sporcandosi il naso di schiuma, sentirla scendere fresca ed assaporare il gusto leggero di malto che si mescola all’erbaceo profumato dei luppoli al naso, speck, käse e tanta SEN!

Birre nel fermentatore?

Ora sono vuoti, ho appena imbottigliato ed infustato una Marzen, primo esperimento e ci devo lavorare ancora, al primo assaggio dopo 3 settimane di rifermentazione in bottiglia emana un odore di lievito troppo intenso, non ho trovato una buona intesa con l’S-23 mi sa…ci riprovo con il W-34/70

C’è una birra che vorresti tanto produrre? Se si perché non l’hai mai prodotta?

Una Imperial Russian Stout, non l’ho mai prodotta perché non sono ancora riuscito a rubare la ricetta a Elena Bortoli…scherzo, sto aspettando di affinarmi nelle Ale a bassa gradazione alcolica, molto richieste dagli amici, poi vorrei tentarne la produzione e poi magari provare un passaggio in botte.

Ronni Zanini e Antonio Canale - La Spillatura -

Ultimamente il mondo HB si sta molto evolvendo, sfornando grazie scuole, corsi una miriade di “birrai”, cosa ne pensi a riguardo?

Al giorno d’oggi i mezzi di comunicazione hanno favorito lo scambio di conoscenze e quindi la velocizzazione nell’apprendimento di un processo difficile come quello della progettazione e produzione della Birra, un tempo se non avevi un birraio esperto sotto mano impazzivi a capire perché le cose non andavano, oggi siamo in contatto con un mondo di persone che fanno esperienza e la mettono a disposizione in gruppi di discussione grazie alla rete. Scuole e corsi migliorano ulteriormente la possibilità di fruire le informazioni che spesso in rete possono essere viziate o errate, il fatto che ci sia tanta voglia di diventare Birrai penso sia l’evidente segno che la Birra è qualcosa di magico, non è solo una bevanda inebriante, gustosa e dissetante, è anche un collante tra le persone, crea unione e passione, è storia, una delle più antiche e come diceva Benjamin Franklin: “Beer is the proof that God loves us and wants us to be happy.”

Tu; hai mai pensato di trasformare la tua passione in un lavoro?

Certo che sì, prossima domanda?

Sogni nel cassetto?

Ho una cassettiera piena di sogni! Nel cassetto Birra c’è proprio la voglia di trasformare questa passione in lavoro, magari un Brew Pub, vorrei tanti clienti felici! Mi piacerebbe comunque far parte anche di un’azienda che produce impianti per birrifici sfruttando le mie qualità tecniche a 360°: elettronica, meccanica ed arte birraia, sarebbe fantastico!

Parlando di professionisti: qual è secondo te il miglior birrificio per qualità italiano

Penso che ce ne sia più di uno con differenti qualità, e ne nomino tre delle mie zone perché supporto i birrifici locali e questi se lo meritano: Il Birrone, Ofelia, ed aggiungerei anche un birrificio poco conosciuto che si chiamava 77 biscuits ed ha recentemente cambiato nome in APAH. Per la categoria “bassa fermentazione” Il Birrone con la sua “Statale 46” che è stata il mio primo amore di birra Artigianale, nutro chiaramente molta stima per il KaiserBrauer Dal Cortivo che se riproponesse la “Noch Einmal” mi farebbe molto felice. Per la genialità Ofelia, che mi ha ospitato per un breve (purtroppo) periodo di stage, anche con poco tempo a disposizione ho avuto modo di apprezzare le qualità di un Birraio creativo come Andrea Signorini, tra le sue creazioni sogno ancora la “Rubens”, che poesia di sour!!! Per lo stile “ALE” perlopiù declinate in stile Americano, ma meglio dire Australiano, 77 Biscuits, dove ho passato il resto del mio stage scolastico parlando Aussie (Inglese Australiano) con Steve Arnott, un birraio autodidatta dalle capacità incredibili, con la sua modestia ed il suo lavoro ha prodotto birre da urlo sempre ben bilanciate, ne è un esempio la sua “Night walk”, una Imperial Russian Stout con bacche di Vaniglia passata in botte di Scotch-Whisky, non esito a definirla un’opera d’arte!