Nel nostro album dei ritratti dedicati ai bicchieri da birra, non può mancare una cornice riservata a quello che, per primo, è stato progettato come modello universale da degustazione, con l’obiettivo dichiarato di risolvere le problematiche connesse all’applicazione pratica del principio di miglior valorizzazione sensoriale di un prodotto, a fronte di un panorama di stili brassicoli la cui vastità, di fatto, rifrange quel principio in una miriade di scelte differenti ogni volta. In sostanza, il Teku ha messo a tema la necessità di uscire dall’impasse decretata dalla prescrizione per cui ogni tipologia richiederebbe un proprio modello di bicchiere (o un proprio gruppo di modelli) specifico.

Le testing session in lunghe serie di assaggi rendevano inevitabile giungere, prima o poi, ad affrontare la questione, perché non era possibile continuare, come si è fatto a lungo, a utilizzare semplicemente disegni di estrazione vitivinicola, più o meno versatili. A chiudere quella fase in qualche modo protostorica ha provveduto l’avvento sulla scena (era il 2006) di un oggetto di specifica concezione: appunto il Teku; così battezzato unendo le due lettere iniziali del nome di ciascuno dei suoi due progettisti: Teo Musso (fondatore e titolare del Birrificio Baladin) e Kuaska (al secolo Lorenzo Dabove, il primo degustatore birrario italiano di levatura internazionale).

Il primo Teku consisteva in un calice alto 19.6 centimetri; provvisto di una capienza pari a 42,5 centilitri; e recante una tacca di livello posizionata su quota 10. Grazie alla sua ampiezza e alla sua morfologia (un tulipano stilizzato: bevale capace, silhouette slanciata, svasatura sommitale equilibratamente pronunciata) metteva a disposizione alcuni requisiti essenziali in ordine agli obiettivi dell’assaggio analitico: poter ospitare una dose di birra ragionevolmente cospicua, poter contenerne agevolmente la schiuma eventualmente formata in mescita, poter consentire (al bisogno) la roteazione della birra stessa in sede di esame olfattivo.

Al teku degli esordi sono seguite due versioni (il 2.0 e il 3.0) identiche nelle dimensioni, benché modificate nella calibratura di curve e angoli, oltre che nella qualità del vetro lavorato; e anche una variante di proporzioni ridotte (18,6 centimetri in altezza, 33 centilitri in capacità) denominata semplicemente Mini-Teku.

Di Simone Cantoni per Fermento Birra