Ci sono giornate in cui il taccuino resta in tasca. Quelle giornate in cui, tra uno stand e l’altro, il profumo dei formaggi si mescola a quello dei luppoli e tutto sembra trovare il suo posto naturale. È successo a “Formaggi in Villa”, un contesto dove la qualità della materia prima non è un’opinione, ma una certezza.
In questo scenario, il gioco si fa semplice: ho scelto di accostare la Grisou – la pluripremiata Saison del Birrificio del Pompiere, fresca dell’importante Medaglia d’Oro nella categoria Traditional Saison al recente concorso di Lione – a una selezione straordinaria targata Moro Formaggi, maestri affinatori di Oderzo (TV) dal 1930.
Spesso, quando si parla di abbinamento, ci si perde in mille teorie. Ma stavolta ho voluto fare un esercizio diverso: quello della convivialità pura.
La Grisou ha un carattere deciso, rustico, ruvido il giusto. Non è una birra che chiede permesso; entra in scena con la sua carbonazione vivace e la sua anima secca, ma lo fa con un’eleganza che le è valsa giustamente il riconoscimento internazionale a Lione.
Davanti a me, il tagliere di Moro è stato un vero viaggio sensoriale: un ventaglio di sapori che spaziava dal Blue Cheese all’Honey Blue, passando per l’intensità del Manhattan, il carattere distintivo del Nero Fumè, la chiusura speziata e decisa del Barricato al pepe nero e il tocco unico dell’Apache.
Il risultato? L’abbinamento funzionava. E funzionava perché la birra non cercava di sovrastare il formaggio, né il formaggio soffocava la birra. La Grisou agiva come un bisturi: puliva il palato dal grasso, rinfrescava la bocca e creava un ponte ideale con le note speziate e la maestria affinatoria che arriva direttamente da Oderzo.
Non c’era bisogno di contare i milligrammi di composti aromatici, non c’era bisogno di disquisire sulla struttura. C’era solo il piacere di un boccone che chiamava un sorso, e un sorso che preparava al boccone successivo.
In una degustazione “di campo” come questa, quello che conta davvero è la semplicità. Abbiamo bevuto bene, abbiamo mangiato meglio, e abbiamo ricordato che il fine ultimo di un birraio e di un casaro è lo stesso: creare qualcosa che, quando viene accostato, fa stare bene le persone.
La Grisou e i formaggi di Moro non hanno sfigurato. Anzi, mi hanno ricordato che la tecnica — quella che studiamo, analizziamo e svisceriamo ogni giorno — è solo il preludio. Il vero abbinamento, quello che resta impresso, è quello che ci fa chiudere gli occhi e sorridere.
Senza schede, senza voti. Solo il piacere di una cosa fatta bene.
