Prendendo spunto da un interessante articolo pubblicato sul sito del birrificio Lucky Brews, ho voluto approfondire questa tematica e fare chiarezza su un argomento spesso dibattuto ma raramente analizzato sotto il profilo squisitamente tecnico, normativo e chimico.
Negli ultimi anni, la transizione del settore della birra artigianale e industriale verso il confezionamento in lattina di alluminio ha registrato una crescita esponenziale. Unitamente a questo successo tecnologico e commerciale, si è accesa l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media sui potenziali rischi di migrazione chimica dai materiali a contatto con gli alimenti (MOCA).
Sostanze come il Bisfenolo A (BPA) e i PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono finite al centro di un serrato dibattito scientifico e legislativo.
Le evidenze scientifiche disponibili indicano che, quando gli imballaggi sono conformi alla normativa europea sui materiali a contatto con gli alimenti (MOCA), la birra confezionata in lattina presenta un rischio di migrazione chimica considerato estremamente basso e compatibile con gli standard di sicurezza alimentare oggi vigenti.
- Bisfenolo A (BPA): Chimica, tossicologia e quadro normativo
Il Bisfenolo A è un composto organico sintetico impiegato fin dagli anni ’50 come monomero chiave nella sintesi delle resine epossidiche e dei policarbonati. Nel packaging delle bevande, le resine epossidiche a base di BPA hanno rappresentato lo standard industriale per decenni nella realizzazione dello strato protettivo interno (liner) delle lattine.
La funzione del liner protettivo
La presenza della pellicola interna è una necessità tecnica imprescindibile: la birra è una matrice complessa a pH acido (tipicamente compreso tra 3,8 e 4,5) e ricca di anidride carbonica disciolta. Senza il rivestimento polimerico, la birra entrerebbe in contatto diretto con l’alluminio, innescando processi corrosivi, cessione di metalli nel liquido e un irreparabile decadimento organolettico.
Tossicologia e interferenza endocrina
Studi di tossicologia molecolare hanno dimostrato che il BPA libero (non polimerizzato) o derivante da idrolisi del polimero può migrare nell’alimento.
Il BPA è formalmente classificato come un interferente endocrino (Endocrine Disrupting Chemical – EDC): per via della sua analogia strutturale con gli estrogeni naturali (17β-estradiolo), può legarsi ai recettori ormonali alterando la regolazione del sistema endocrino e immunitario anche a concentrazioni estremamente basse.
L’evoluzione della normativa europea
Sulla base dei pareri scientifici forniti dall’EFSA, dall’ECHA e dall’Istituto Superiore di Sanità, l’Unione Europea ha progressivamente ridotto i margini di esposizione.
- Valutazione EFSA (2023): la Dose Giornaliera Tollerabile (TDI) del BPA è stata ridotta a 0,2 nanogrammi (0,0002 µg) per kg di peso corporeo al giorno, circa 20.000 volte inferiore rispetto al precedente valore.
- Regolamento (UE) 2024/3190: ha introdotto un divieto generalizzato dell’impiego del BPA e di altri bisfenoli nei materiali destinati al contatto con gli alimenti, mantenendo limitate deroghe per specifiche applicazioni autorizzate e favorendo la progressiva riconversione industriale verso formulazioni di nuova generazione.
- PFAS: i “Forever Chemicals” e il contesto ambientale
A differenza del BPA, i PFAS costituiscono una vastissima famiglia di oltre 10.000 sostanze chimiche sintetiche caratterizzate da legami carbonio-fluoro (C-F), tra i più stabili della chimica organica.
Questa configurazione conferisce loro elevata idrofobicità, oleofobicità e resistenza chimica e termica.
Presenza nei MOCA e accumulo ambientale
Negli imballaggi alimentari, i PFAS sono stati storicamente utilizzati soprattutto come trattamenti superficiali di carta e cartone resistenti ai grassi.
La loro principale criticità è la straordinaria persistenza ambientale: degradano molto lentamente e possono accumularsi nell’ambiente e negli organismi viventi, motivo per cui sono comunemente definiti “Forever Chemicals”.
Sensibilità territoriale: il caso Miteni di Trissino
L’attenzione verso i PFAS è particolarmente elevata in Veneto, anche alla luce della contaminazione della falda acquifera provocata dal caso Miteni.
La vicenda ha evidenziato l’importanza del controllo della qualità delle acque impiegate nei processi produttivi, aumentando l’attenzione delle aziende alimentari e brassicole verso il monitoraggio e, in molti casi, il trattamento dell’acqua destinata alla produzione.
La svolta con il regolamento PPWR (UE 2025/40)
Il nuovo Regolamento (UE) 2025/40 (Packaging and Packaging Waste Regulation – PPWR) introduce importanti restrizioni all’impiego dei PFAS negli imballaggi alimentari, nell’ambito della strategia europea volta alla progressiva eliminazione delle sostanze più persistenti e problematiche dal packaging.
- Anatomia della lattina moderna: la soluzione tecnologica BPA-NI
Per conformarsi alle normative vigenti e tutelare la salute pubblica senza compromettere la stabilità del prodotto,
gran parte della produzione di lattine destinata ai mercati europeo e nordamericano ha adottato rivestimenti BPA-NI o altre formulazioni prive di BPA intenzionalmente aggiunto.
| Caratteristica | Generazione Storica | Nuova Generazione |
| Sostanza base | BADGE | Poliesteri modificati / Acrilici |
| Rischio migrazione BPA | Presente (entro i limiti storici) | BPA non intenzionalmente aggiunto; eventuali tracce tecnicamente inevitabili risultano entro i limiti di rilevabilità o conformi ai requisiti normativi vigenti. |
| Resistenza acida | Eccellente | Eccellente |
| Impatto organolettico | Neutro | Migrazione conforme ai limiti di legge e priva di effetti organolettici apprezzabili. |
La maggior parte delle lattine utilizzate dai birrifici artigianali operanti nei mercati italiano ed europeo, comprese quelle impiegate da Lucky Brews secondo le informazioni rese disponibili dal produttore, utilizza rivestimenti certificati BPA-NI (BPA Non-Intent).
Questo acronimo indica che il Bisfenolo A non viene intenzionalmente impiegato nella formulazione del rivestimento.
L’eventuale presenza di tracce tecnicamente inevitabili è soggetta ai rigorosi limiti previsti dalla normativa e ai controlli analitici applicabili.
- Cosa significa per il consumatore e per la qualità della birra?
La combinazione tra un quadro legislativo europeo tra i più restrittivi al mondo e l’adozione di materiali tecnologicamente avanzati consente di considerare il confezionamento in lattina, quando conforme alla normativa vigente, sicuro secondo le attuali evidenze scientifiche sotto il profilo chimico e tossicologico.
Oltre alla sicurezza, la lattina offre vantaggi tecnici di assoluto rilievo:
- Barriera totale alla luce: blocca completamente le radiazioni luminose responsabili del cosiddetto gusto di luce (skunk), preservando aromi e stabilità della birra.
- Barriera all’ossigeno: riduce al minimo il TPO (Total Packaged Oxygen), rallentando l’ossidazione dei composti aromatici più delicati, come tioli e monoterpeni derivanti dal dry hopping.
- Sostenibilità: l’alluminio è riciclabile teoricamente all’infinito e il suo riciclo richiede fino al 95% di energia in meno rispetto alla produzione primaria del metallo.
Riferimenti normativi principali
- EFSA – Re-evaluation of the risks to public health related to the presence of Bisphenol A (BPA) in foodstuffs (2023).
- Regolamento (UE) 2024/3190 relativo all’uso del Bisfenolo A e di altri bisfenoli nei materiali destinati a venire a contatto con gli alimenti.
- Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR) relativo agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio.
- Istituto Superiore di Sanità – Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti (MOCA).
Le modifiche più importanti da recepire
Le correzioni fondamentali sono cinque:
- Eliminare affermazioni assolute come “perfettamente sicuro”, sostituendole con “considerato sicuro secondo le attuali evidenze scientifiche”.
- Non affermare che tutta la produzione mondiale sia ormai BPA-NI: è più corretto riferirsi ai mercati europeo e nordamericano o parlare di “gran parte della produzione”.
- Spiegare che BPA-NI significa “BPA non intenzionalmente aggiunto”, non “assenza assoluta di BPA”, poiché possono esistere tracce tecnicamente inevitabili entro i limiti normativi.
- Riformulare il riferimento ai PFAS e al caso Miteni, evitando di attribuire a tutti i birrifici l’adozione di sistemi di filtrazione specifici in assenza di un obbligo o di dati generalizzati.
- Descrivere il PPWR come un regolamento che introduce restrizioni all’impiego dei PFAS, evitando formulazioni troppo specifiche sui “limiti analitici” che potrebbero risultare imprecise rispetto al testo normativo.
