Report Assobirra 2022: qualche pensiero

Come accennato nel mio post di qualche giorno fa sui social, è stato presentato il Report 2022 di Assobirra, al quale ho avuto l’onore di contribuire con un capitolo finale sul tema della cultura birraria. Inutile precisare che, al netto delle ironie di qualche leone da tastiera che capita sempre, si tratta di uno strumento conoscitivo del comparto che in quanto tale interessa anche gli artigiani (e infatti a fare ironie di questo tipo è sempre chi non lavora nel settore, perché chi ci lavora questa cosa la sa benissimo): non a caso il report ospita anche un intervento del presidente di Unionbirrai Vittorio Ferraris, a riprova del fatto che, per quanto le due associazioni perseguano obiettivi e strategie in buona parte diverse e complementari (come è giusto che sia, naturalmente), hanno piena coscienza che stanno giocando la partita nello stesso campo.

Fatta questa premessa, avanzo alcune considerazioni. La prima e più ovvia, nonché quella che già ha fatto più notizia, è quella che riguarda i consumi: nel 2022 siamo infatti arrivati a 37,8 litri pro capite l’anno, in una crescita che – escluso il 2020 per ovvie ragioni – si mantiene ormai da quasi un decennio. Non quindi un semplice rimbalzo post pandemia – per quanto i dati provvisori del primo trimestre del 2023 parlino in effetti di una contrazione, ma quella probabilmente più dovuta alla congiuntura economica – ma una tendenza di lungo periodo. Un dato che, ha comunque fatto notare presidente di Assobirra Alfredo Pratolongo, è sostenuto più dall’aumento delle importazioni (cresciute del 10% nell’ultimo anno) che da quello della produzione (cresciuta della metà). C’è poi da dire che calano leggermente le esportazioni, da 3862 a 3816 migliaia di hl, con la Gran Bretagna che continua a fare la parte del leone ormai da anni assorbendone quasi la metà.

Va comunque rilevato che, oltre ovviamente sempre lontanissimi dai “soliti” capolista (Repubblica Ceca a 129, peraltro in calo, Austria a 101 e Germania a 89), non siamo dei grandi bevitori di birra neanche in confronto ai Paesi mediterranei, con i quali ha più senso fare un paragone: la Spagna è a 50, il Portogallo a 48, Cipro a 47, Malta a 41, Croazia e Slovenia (dove però c’è storicamente una tradizione austroungarica) a 77 e 78 rispettivamente. Solo Francia e Grecia sono sotto, a 33 e 32.

Dati positivi anche dall’occupazione: dall’anno precedente cresce da 5300 a 5600 quella diretta, da 16.900 a 17.800 quella indiretta, e da 118.000 a 124.000 considerando l’indotto allargato.

Per quanto riguarda i microbirrifici nello specifico, il report ne censisce 870 contando anche i brewpub (con tutte le difficoltà che ci possono essere nel censirli, per cui non prendiamolo come un dato preciso all’unità), contro gli 814 del 2021 e i 756 del 2020. Positivo quindi rilevare che la pandemia, da cui sarebbe stato lecito aspettarsi chiusure tra il 2021 e il 2022, almeno per ora non ha fatto sentire colpi di coda: il calo (peraltro da molti pronosticato) è stato prima, dopo il tanto discusso sfondamento di soglia 1000 nel 2016, ritenuta insostenibile per quelle che erano le dinamiche di mercato. La coda della pandemia va forse cercata di più in quella che è la ripresa ancora stentata dei consumi fuori casa – il 35,8% contro il 32,6 del 2021 e il 27,1 del 2020 -: consumi peraltro già in calo prima della pandemia dal 39,5% del 2015 al 36,1 del 2019. Di qui il mio “forse”: pare che ci siamo semplicemente riallineati al calo in corso, che la pandemia ha semplicemente impedito di invertire, ma non provocato, al netto dei momenti di euforia post lockdown. Potremmo discutere a lungo sulle cause, ma sarebbe un altro capitolo.

In quanto all’occupazione, Assobirra parla di 3000 unità: in media quindi 3,4 addetti a birrificio, a conferma che parliamo di realtà piccole e piccolissime. La produzione di attesta a 471.000 hl, il 3,1% del totale nazionale, incluso un 13,5% di esportazioni – dato limitato ma interessante, a parer mio, dato che si tratta di un terreno su cui ogni minimo punto percentuale per i birrifici artigianali è una conquista.

Altro dato che mi è balzato all’occhio è quello dei contenitori. Per quanto questo includa naturalmente tutta la produzione, non solo quella artigianale, guardando la serie storica si nota un balzo delle lattine nel 2018: dopo essere state stabilmente attorno al 5%, sono scattate attorno al 7,5, mantenendosi poi lì. Un +50% che sarebbe interessante indagare, dato che non può essere interamente ascritto al boom delle lattine nel comparto artigianale, però è interessante notare questa “onda dell’alluminio” che sta peraltro dando vita a vere e proprie opere d’arte.

Pratolongo si è poi soffermato a lungo sulla questione accise, e sulla negoziazione con l’attuale governo per il mantenimento dello sconto. Per quanto la questione vada considerata nel panorama più ampio della tassazione totale (il famoso slogan “un sorso su tre se lo beve il fisco”), però va ad onor del vero detto che, in quanto ad accisa media, l’Italia si colloca più o meno a metà del panorama europeo con 35,28 euro a ettolitro: abbiamo una decina di Paesi che tassano più di noi – il massimo è la Finlandia, con uno spaventoso 182,84 – e una quindicina meno di noi – il minimo è la Bulgaria a 9,20. E questo non per mettere in dubbio la necessità di abbassarla per incentivare il comparto, ma per onore di cronaca, diciamo così.

Naturalmente i dati sono molti di più, accompagnati da numerosi altri interventi, interviste ed analisi: vi invito quindi a scaricare il report, disponibile a questo link, per avere un panorama completo.

Dedico un’ultima parola al mio contributo sul tema cultura della birra, partito dalla provocazione per cui molti operatori di settore stanno ormai prendendo le distanze da questa espressione talmente abusata che sembra ormai non significare più nulla. Dal fare formazione e informazione al consumatore e agli operatori della filiera, al promuovere circuiti turistici e “birrogastronomici”, all’organizzare corsi di degustazione più o meno originali, pare ormai tutto finito nello stesso calderone senza che ci sia un vero filo conduttore. Di qui la domanda su che cosa significhi oggi fare cultura della birra, su cui invito tutti a riflettere.

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Informazioni su Chiara Andreola 47 Articoli
Veneta di nascita e friulana d'adozione, dopo la scuola di giornalismo a Milano ho lavorato a Roma e Bruxelles. Approdata a Udine per amore, qui è nata la mia passione per la birra artigianale. E non smetto di coltivarla