Prima di addentrarci nell’analisi, è doveroso un ringraziamento pubblico agli amici di Cronache di Birra. Il loro costante lavoro di mappatura e la realizzazione dell’Italian Craft Beer Trends (ICBT) rappresentano uno strumento indispensabile per tutti noi professionisti. Senza questa preziosa “bussola”, sarebbe impossibile leggere con tale precisione le rotte del nostro settore. Grazie per l’immenso contributo alla cultura brassicola italiana.
Finalmente la tecnica: La Bassa Fermentazione si riprende il trono!
Lo scriviamo da anni, spesso controcorrente quando la moda imponeva luppolature estreme e “succhi di frutta”: la vera anima della bevuta sta nell’equilibrio. I dati dell’ICBT 2025 finalmente ci danno ragione e fotografano una realtà che noi di Nonsolobirra sosteniamo da sempre.
Le produzioni luppolate scendono al 36%, perdendo terreno anno dopo anno. Ma occhio a leggere bene i dati: non è una fuga dal luppolo, ma una ricerca di bevute più facili e immediate. Il calo vistoso delle American IPA (-4%) è compensato dal travaso verso le Session IPA (+2,72%). In poche parole: il pubblico vuole il luppolo, ma vuole anche riuscire a finire il bicchiere e alzarsi da sgabello senza troppi scossoni. Tramontano invece le APA, ormai schiacciate dalla frammentazione infinita degli stili luppolati.
Il dato che ci fa gioire è quel 23,8% conquistato dalla cultura tedesca e ceca. Pils e Helles non sono più “birre banali”, ma il punto d’arrivo tecnico. A braccetto con la Germania, registriamo con piacere una timida ma significativa ripresa dei classici stili belgi (+1,5%), con le Tripel in testa. Sebbene il Belgio oggi raccolga solo le “briciole” (9,33%) rispetto agli albori del movimento, questo segnale di equilibrio ci rincuora: c’è ancora voglia di storia e fermentazioni magistrali.
Interessante la crescita delle Stout (+2%), probabilmente trainata dall’effetto “nitro” che sta conquistando i banconi. Sul fronte opposto, crollano le Fruit Beer (-2%): i costi produttivi elevati della frutta fresca, in un momento di attenzione ai margini, hanno spinto i birrai a scelte più conservative.
Il report parla chiaro: a parte queste oscillazioni, i birrifici italiani hanno mantenuto una posizione cauta. In un contesto economico complesso, la sperimentazione folle lascia il passo alla stabilità. Meno “one-shot” stravaganti e più attenzione alla bevibilità e alla tenuta del prodotto.
In alto i calici, ragazzi, perché la strada verso la pulizia e la riscoperta degli stili che hanno fatto grande la birra sembra finalmente tracciata!
