Report 2021 di Assobirra: qualche riflessione

È stato presentato oggi, 7 luglio, il report 2021 di Assobirra; che, per quanto redatto dal punto di osservazione degli industriali del settore, offre alcuni spunti utili anche per l’artigianato nella misura in cui getta uno sguardo sull’intero comparto.

Tra i tanti numeri presentati, uno di quelli che balzano all’occhio è il consumo pro capite di birra: 35,2 litri annui a testa nel 2021, cresciuti dai 34,9 del 2019 pre pandemico.

E fin qui bene, si dirà; se non fosse che – ha fatto notare il presidente di Assobirra, Alfredo Pratolongo – i consumi totali sono in realtà leggermente calati, da 21,2 a 20,8 milioni di ettolitri, perché il pubblico è diminuito.

Ebbene sì, una popolazione in calo – come è il caso dell’Italia – significa anche meno consumi di birra.

Fonte: Assobirra
Pratolongo

E quindi o si esporta – e in effetti è aumentato l’export, a sostenere una produzione che è leggermente cresciuta rispetto al 2019 – o bisogna che il consumo pro capite aumenti di più, se non ci si vuole ritrovare a dividersi una torta sempre più piccola in una guerra tra poveri persa in partenza. Una considerazione con cui si devono confrontare, seppure in maniera diversa dall’industria, anche gli artigiani – che tendenzialmente possono contare su uno zoccolo duro di appassionati, ma che non possono limitarsi a quello. Secondo punto, sempre in merito ai consumi, è il fatto che l’aumento degli acquisti di birra nella Gdo – avvenuta giocoforza con il lockdown – si è mantenuto, per quanto non ai livelli del 2020. Siamo quindi di fronte ad un cambiamento nelle abitudini di consumo che potrebbe essere strutturale (diamoci pure un po’ più di tempo prima di parlare all’indicativo); e che, per quanto abbia toccato solo marginalmente gli artigiani (che sono presenti poco o nulla nella Gdo), impone comunque una riflessione sul pubblico a cui ci si rivolge, e su come raggiungerlo al meglio.

Da quel che sento da parte di diversi birrifici artigianali, e-commerce con consegna a domicilio e asporto di bottiglie non sono sopravvissuti un granché al lockdown, configurando una netta distinzione tra chi beve industriale – e quindi acquista nella Gdo – e chi no; ma di nuovo, giova chiedersi se e quali cambiamenti siano avvenuti anche in questo comparto.

Parlando poi dell’annosa questione delle accise, Pratolongo (nella foto a lato) si è lasciato sfuggire un “rendiamo artigianali i birrifici fino a 60.000 ettolitri, applicando anche a loro – e non solo a quelli fino a 10.000 – l’accisa agevolata” (ricordiamo che l’ultima Legge di Bilancio ha stabilito per il 2022 una riduzione di 5 centesimi unitamente a sconti progressivi di aliquota per i birrifici con produzione annua fino a 60mila ettolitri).

Infine, toccando la questione scottante dell’aumento delle materie prime su tutta la filiera, il vicepresidente Federico Sannella ha citato l’importanza del riciclo e del riuso in particolare del vetro: cosa nota da anni, più sotto il profilo ambientalista che economico, ma che ora risulta tanto più urgente anche per questo.

Al netto di considerazioni di merito, ho trovato significativo il permanere della concezione per cui a “rendere artigianale” un birrificio è esclusivamente la questione dimensionale e non un insieme più ampio di indipendenza, filosofia di lavoro e modalità di produzione. Insomma, mi premetta Pratolongo di ribattere che è opportuno dal punto di vista comunicativo non ridurre alla sola dimensione (che certamente giustifica l’accisa agevolata, dato che ai più piccoli l’accisa pesa di più non potendo fare economia di scala su altri fronti) l’artigianalità, che è un concetto più complesso. Il tutto facendo salvo il fatto che è l’accisa in sé e per sé ad essere fuori luogo, essendo la birra l’unica bevanda da pasto a pagarla, e che l’impegno di Assobirra per vederla ridotta è – al pari di quello di Unionbirrai, rispetto alla quale ha per forza di cose più peso politico in virtù della dimensione – del tutto motivato.

E anche qui c’è da chiedersi come i piccoli birrifici possano incentivare la cosa in particolare presso la cerchia di affezionati, cosa che alcuni già fanno: da chi propone il growler, a chi raccoglie le bottiglie vuote – cosa che i nostri nonni avrebbero fatto abitualmente -, i sistemi ci sono. Si tratta di capire come renderli sostenibili sia economicamente che logisticamente, perché è chiaro che non ci si può mettere a lavare bottiglie a mano tra una cotta e l’altra; però è una sfida che sarà necessario prendere in considerazione.

Sannella

Published by: Chiara Andreola – Category: Rubriche – Day: 19 Agosto 2022

Chiara Andreola

Veneta di nascita e friulana d'adozione, dopo la scuola di giornalismo a Milano ho lavorato a Roma e Bruxelles. Approdata a Udine per amore, qui è nata la mia passione per la birra artigianale. E non smetto di coltivarla. Fondatrice del blog: https://chiaraandreola.blogspot.com/

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