Il movimento delle birre analcoliche continua a conquistare spazio, spingendosi fino ai cancelli dei monasteri storici. La Nillis 0,0% del birrificio olandese La Trappe rappresenta un momento storico per il settore — essendo stata la prima birra trappista analcolica ad affacciarsi sul mercato — ma la prova del bicchiere mette a nudo tutte le criticità tecniche di questo segmento.
Al naso la Nillis non regala spunti di rilievo né la ricchezza aromatica tipica dei lieviti d’abbazia. Il bouquet si limita a un leggero e timido sentore di cereale, accompagnato da note vegetali che anticipano la mancanza di complessità del sorso.
In bocca l’ingresso si rivela estremamente leggero e quasi acquoso: la base maltata rimane ai margini, incapace di sostenere la bevuta o di donare rotondità.
Il punto critico emerge da centro palato fino alla chiusura, dove si fa strada una nota vegetale invadente che richiama il fieno bagnato. Un’impronta sgradevole, riconducibile alle tipiche aldeidi del mosto non fermentato o a un’estrazione vegetale non bilanciata dalla matrice alcolica.
Se dal punto di vista commerciale la La Trappe Nillis segna un traguardo importante per il mondo trappista, dal punto di vista degustativo la birra scorre via senza lasciare il segno e mostra evidenti limiti di corpo ed equilibrio. La sfida di replicare la profondità di una Belgian Ale svuotata della sua componente alcolica si conferma, ancora una volta, uno degli ostacoli più complessi dell’ambiente brassicolo moderno.
Non voglio con questa mia analisi disprezzare a prescindere la categoria delle no-alcohol, ma alla luce dei fatti devo ammettere che per il momento siamo ancora lontani da un prodotto capace di “sostituire” degnamente le sorelle alcoliche.
Pur preferendo nettamente la Nillis a certe “pseudo birre” commerciali di grande distribuzione, non mi sento ancora appagato da nessuna referenza analcolica che ho testato fino a oggi. La strada per raggiungere una reale complessità e un equilibrio appagante nel bicchiere rimane, per ora, ancora lunga.
