Nel fermento del panorama brassicolo italiano, dove la rincorsa alla novità rischia spesso di offuscare la sostanza, il Birrificio Vertiga si posiziona come un baluardo di metodo e identità. Guidato da Claudio Turcato, il progetto di Rossano Veneto non è solo un’impresa produttiva, ma il punto di incontro tra due mondi complementari: l’ossessione per il controllo tecnico — eredità della scuola di CRAK — e la capacità narrativa ed esperienziale coltivata in Interno 7.

In un territorio, quello veneto, dove il vino non è solo una bevanda ma una cultura profondamente radicata, Vertiga ha saputo ritagliarsi uno spazio preciso, trasformando la “semplicità” di una bevuta in un atto consapevole di design e precisione chimica. Dalla gestione del delicato equilibrio dell’acqua alla scelta strategica di differenziare i formati per comunicare stili diversi, Claudio Turcato ci guida attraverso una visione del fare birra che rifugge le mode passeggere. Il suo approccio è la dimostrazione che per crescere non serve correre dietro all’effetto wow, ma consolidare una base solida, fatta di rigore, pulizia e quella rara capacità di essere, allo stesso tempo, complessi nella tecnica e accessibili nel gusto.
Ciao Claudio, raccontaci, dall’esperienza in Crak e Interno 7 alla nascita di Vertiga: come sono confluiti questi percorsi così diversi nella creazione di un brand che oggi punta molto sulla riconoscibilità visiva e tecnica?
Il passaggio da esperienze come CRAK e Interno 7 a Vertiga non è una rottura, ma una sintesi piuttosto coerente, un filo conduttore. Da una realtà come CRAK arriva soprattutto l’ossessione per la qualità tecnica, il controllo del processo, attenzione maniacale ai dettagli. Interno 7, invece, è stato un altro tipo di scuola, più legata al mondo della creatività, all’esperienza. Vertiga nasce proprio come conseguenza diretta di questo percorso. Vertiga tiene insieme due competenze che spesso viaggiano separate: la birra fatta bene, la birra raccontata bene.
Il passaggio da beer firm a impianto proprio nel 2021: Qual è stata la sfida più complessa nel “mettere radici” a Rossano Veneto e come è cambiato il tuo approccio alla ricetta avendo il controllo totale dei tempi in sala cotte?
Il salto da beer firm a impianto proprio è meno romantico di quanto sembra, significa gestire complessità e criticità. La sfida più dura, non è stata installare l’impianto quanto farlo funzionare in modo coerente e costante giorno dopo giorno. C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: tarare l’impianto, ognuno ha il suo comportamento (efficienza, evaporazione, scambio termico). Le prime cotte sono servite a “imparare la macchina” più che altro. Sul piano delle ricette, il cambiamento è stato profondo, cambiano i volumi, le dinamiche di processo. La tecnologia aiuta sicuramente ma questo non basta. Ci deve essere un cambio di mentalità e di approccio.
“Costruiamo certezze, la qualità non è un esperimento”: In un mercato che insegue spesso la novità estrema, quanto è difficile restare fedeli a questo mantra senza cadere nella trappola delle mode passeggere?
È difficile, e lo è proprio perché la pressione del mercato va nella direzione opposta: novità continua, rotazioni veloci. Noi abbiamo scelto di avere un core range chiaro e ben definito (abbiamo 13 birre in linea). Non rinunciamo mai alla sperimentazione e alla creatività con una linea dedicata denominata Show# dove ci divertiamo a creare e sperimentare metodi, materie prime o processi innovativi. C’è poi un aspetto strategico: oggi la novità è diventata prevedibile. Tutti rincorrono l’ingrediente raro, l’effetto wow. Qui sta la vera differenza: la nostra scelta di rimanere costanti e legati alla nostra linea di birre basi stimolando ma non invadendo il mercato con prodotti senza identità. Il punto è evolvere senza perdere identità.
La dualità bottiglia/lattina: Avete scelto di separare nettamente i formati in base agli stili (classici vs moderni). Questa scelta nasce da un’esigenza tecnica di conservazione o da una strategia per segmentare meglio il vostro pubblico?
Entrambe le cose, con variazioni a seconda dello stile e del mercato. La lattina colpisce un pubblico più contemporaneo, dinamico, immediato; da queste esigenze nascono stili diversi più moderni e in continua evoluzione. La bottiglia punta più sulla tradizione, eleganza, ecco stili più classici interpretati sempre a modo nostro senza perdere l’identità. La nostra non è stata una scelta solo di packaging, ma di linguaggio. Quando forma e contenuto vanno nella stessa direzione, con un obiettivo chiaro, dare un ottimo prodotto a chiunque lo desideri.

L’acqua del territorio: Quanto influisce la composizione minerale dell’acqua veneta sul profilo organolettico delle vostre birre e come intervieni per adattarla ai diversi stili in gamma?
Abbiamo scelto Rossano anche per la qualità dell’acqua, materia prima per noi vitale. Dopo mesi di campionamenti ed analisi la qualità dell’acqua rispettava a pieno i nostri standard e ci siamo innamorati della struttura. Abbiamo l’enorme fortuna di partire da un’acqua molto leggera, povera di minerali e Sali, una pagina bianca dove iniziare a scrivere le nostre ricette.
Il mondo delle Alcohol-Free: Con la Game (Hang) Over siete entrati nel segmento analcolico. Qual è il segreto tecnico per dare “corpo” e dignità a una birra priva della struttura data dall’alcol?
Non esiste un “trucco”: togliere l’alcol significa togliere anche una parte della struttura del prodotto. Bisogna costruire un equilibrio tra le componenti anche se una viene meno. Il grande lavoro è tutto di progettazione a monte, la costruzione del mosto dove si decide metà del risultato, la gestione della fermentazione, con uso di ceppi specifici in condizioni ottimali, la parte sensoriale, il mouthfeel, la luppolatura per non creare sbilanciamento tra le componenti. E ultimo ma non meno importante la pulizia tecnica, non avendo alcol che ci protegge la pulizia è un prerequisito assoluto.
Il “circo del gusto” e l’immagine coordinata: La vostra grafica è molto impattante. Quanto conta oggi il racconto visivo per un divulgatore e quanto aiuta (o limita) la percezione della qualità del liquido interno?
Oggi il supporto visivo non è più un accessorio, è parte integrante del prodotto. Viviamo in un mondo in cui la prima interazione avviene quasi sempre attraverso uno schermo, spesso lo smartphone, social, e-commerce; l’impatto visivo diventa il primo filtro di attenzione, ma anche di giudizio. Nel nostro caso i colori e le immagini sono parte integrante del prodotto e della nostra storia.
Il rapporto con il territorio: Essere un birrificio veneto oggi significa confrontarsi con un pubblico molto esigente ma anche molto legato al vino. Come si inserisce Vertiga nel tessuto locale?
Essere un birrificio veneto oggi significa entrare in un mondo molto particolare: qui il bere è una cosa seria. Viviamo in un territorio di tradizione viti-vinicola, dove il vino dal prosecco ai grandi rossi non è solo dominante, è identitario. Questo crea una sfida per noi produttori di birra: essere all’altezza di un pubblico abituato alla qualità… ma allo stesso tempo non diventare un ripiego o una seconda scelta. Per questo il nostro approccio passionale ma scientifico con un’attenzione maniacale alla materia prima, controllo del processo, ricerca di costanza ci permette di entrare dal bicchiere direttamente al cuore del consumatore.
La formazione del consumatore: Vertiga punta a birre “facili da bere”. Pensi che la semplicità (intesa come equilibrio) sia lo strumento più potente per convertire il bevitore medio al mondo artigianale?
Sì, ma con una precisazione importante: semplice non significa banale! Per il bevitore medio l’ingresso nel mondo artigianale avviene quasi sempre attraverso l’equilibrio. Una birra “facile da bere” può essere un vantaggio al primo sorso ma poi deve colpire, emozionare e darti sempre quell’emozione positiva. Qui nasce la vera sfida: proporre birre accessibili ma costruite con precisione. La vera leva sta nel doppio livello: una prima lettura immediata (scorrevole, piacevole) e una seconda più profonda per chi vuole andare oltre. Quindi sì, l’equilibrio è probabilmente lo strumento più potente per colpire ma è un anche punto di ingresso, non di arrivo. La vera sfida è trasformare quella prima bevuta “facile” in un percorso: far capire che dietro quella semplicità c’è intenzione, tecnica e identità.
Sperimentazioni e private Label: Il vostro sito menziona soluzioni B2B e collaborazioni. In che modo la produzione per conto terzi o personalizzata arricchisce il know-how del birrificio senza snaturare l’identità di Vertiga?
La produzione conto terzi è utile, ma può essere un’arma a doppio taglio. Per noi è la possibilità di affrontare nuove strade, nuovi metodi, una sorta di palestra. Diventa inoltre un metodo di diffusione del gusto a modo nostro, è un laboratorio dove trasformare idee o progetti in birre concrete. Diventa inoltre anche un osservatorio per cercare di capire altre dinamiche alle quali non siamo abituati. Un laboratorio parallelo che amplia la conoscenza e affina il metodo produttivo mentre l’identità resta ancorata salda e chiara.
Cosa bolle in pentola? Se dovessi pensare a uno stile che ancora non hai esplorato con Vertiga, o a un traguardo produttivo per i prossimi tre anni, dove punteresti il tuo mirino?
L’obiettivo resta costruire certezze. Sul piano degli stili, una frontiera interessante è quella delle lager in decozione con basso grado con lavoro sull’acqua e sulla metodica di decozione. Sul piano produttivo, invece, il vero traguardo non è “fare di più”, ma fare sempre meglio, su scala maggiore, aumentare i volumi mantenendo identica la qualità, affinare ancora la ripetibilità. Abbiamo già qualcosa in cella che uscirà nei mesi ormai invernali del quale siamo molto fieri. Per i prossimi anni spero di mantenere bene la rotta sulla qualità, costanza e identità.
Desidero ringraziare Claudio Turcato per la disponibilità e per la trasparenza con cui ha condiviso il percorso di Vertiga. È stato illuminante analizzare come il rigore tecnico e la visione creativa possano coesistere per costruire un progetto brassicolo solido, capace di mantenere una propria identità forte in un mercato spesso distratto dalle mode passeggere.
La testimonianza di Claudio ci ricorda che, dietro ogni lattina o bottiglia, c’è un lavoro maniacale sulla materia prima e sulla costanza produttiva: un esempio prezioso per chiunque voglia comprendere cosa significhi fare birra artigianale con serietà e intenzione oggi in Italia.
Birrificio Vertiga
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Sito Ufficiale: www.vertiga.it
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Email: birra@vertiga.it
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Telefono: 0424 1892117
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Indirizzo: Via Pegoraro Capitano Cav. G., 9, 36028, Rossano Veneto (VI)
