La storia di La Spezia Brewing Company è un viaggio che profuma di luppolo e salsedine. Un percorso iniziato tra i freddi inverni di Stoccolma con la Late Night Brewery e approdato, con una scelta coraggiosa e di vita, tra i caruggi della Liguria. Oggi, con il marchio Stra Birra, Tomas e Sara raccontano una filosofia fatta di qualità, accoglienza e una costante voglia di esplorare nuovi orizzonti gustativi. Li abbiamo incontrati nella loro taproom di Via Biassa per farci raccontare questa evoluzione.
Tomas, il vostro percorso inizia lontano, con la Late Night Brewery di Stoccolma, per poi approdare a La Spezia. Cosa vi ha spinto a “impacchettare” fermentatori e ricette per scommettere sul panorama brassicolo ligure?
Le ragioni sono state molteplici. Da un lato, il birrificio di Stoccolma era diventato troppo piccolo e richiedeva un’espansione. Dall’altro, c’era un desiderio di vita: avevamo acquistato un appartamento per le vacanze a La Spezia anni fa e l’idea di trasferirci in Italia si faceva sempre più concreta. La scelta è ricaduta su questa città anche per ragioni affettive — è vicina a Bologna, città natale del padre di Sara — ed è logisticamente comoda e meravigliosamente incastonata tra mare e monti.
Con il trasferimento avete scelto di passare alla modalità beer firm. Come avete selezionato gli impianti ospiti per garantire che il “timbro” Stra Birra rimanesse inalterato?
Dopo otto anni di produzione in proprio in un fondo che presentava diversi limiti, abbiamo scelto di concentrarci sulla nostra taproom in centro. Attualmente produciamo presso tre diversi birrifici partner, tutti situati nelle immediate vicinanze. Li conosciamo da anni e questa suddivisione ci permette di gestire meglio l’alta stagione, evitando il rischio di non trovare fermentatori liberi. Per ora, questa dimensione “agile” ci permette di rifornire direttamente la nostra taproom, che è il nostro principale canale di vendita.

In gamma troviamo stili classici come la Abbey o la Asina, ma anche accostamenti audaci come la Stout con arancia e cioccolato. Qual è il filo conduttore che lega ricette così diverse?
Amo gli stili classici, ma ho sempre avuto il desiderio di sperimentare. La Stout si presta magnificamente a questo: oltre alla versione con arancia e cioccolato, produciamo la Scuriosa, con malto affumicato e radice di liquirizia. Anche nella nostra Asina, una Saison, abbiamo voluto dare un tocco distintivo utilizzando luppoli neozelandesi, meno comuni per lo stile. Il filo conduttore è la curiosità.
Per un produttore che non lavora “in casa”, il controllo della materia prima è vitale. Qual è il vostro approccio nella selezione di malti e luppoli?
Il dialogo con i birrifici partner è costante. Lavoriamo così da meno di un anno, quindi siamo in una fase di affinamento continuo delle ricette per garantire che il gusto rimanga fedele a quello originale. Come facevamo in passato, ci affidiamo solo a fornitori di fama mondiale per malti, luppoli e lieviti: la qualità della materia prima non è negoziabile.
La vostra sede nel centro storico di La Spezia non è solo un punto vendita, ma un luogo di cultura. Quanto conta per voi il contatto diretto con chi siede al bancone?
È fondamentale. Lo cercavamo già prima partecipando a fiere e festival. In Via Biassa ritroviamo clienti storici che già amano il marchio, ma accogliamo anche molti neofiti. Vedere la reazione di chi assaggia le nostre birre per la prima volta è la nostra gratificazione più grande.
Producendo presso terzi, vi confrontate con tecnologie diverse. C’è un elemento dell’attrezzatura che ritenete fondamentale per la riuscita dei vostri lotti?
Direi che finché c’è un sistema whirlpool efficiente, sono felice! È un passaggio tecnico cruciale per la pulizia e l’aroma delle nostre birre.
Il packaging di Stra Birra è d’impatto. Quanto peso date all’immagine coordinata e come cercate di distinguervi?
L’intera parte grafica è curata da Sara. Fin dall’inizio, dieci anni fa, abbiamo scelto di caratterizzarci con illustrazioni di animali in stile “cartoon”. Il tratto si è evoluto nel tempo, ma l’identità è rimasta coerente: credo che tra la nostra prima etichetta e l’ultima nata, la IPA Da Capo, ci sia un filo grafico immediatamente riconoscibile.
La Liguria sta vivendo un fermento importante. Come giudicate l’attuale scena brassicola regionale? C’è coesione o prevale il campanilismo?
In questi dieci anni abbiamo visto nascere molte realtà. Per la nostra esperienza, la collaborazione funziona bene. Ai festival abbiamo quasi sempre incontrato colleghi simpatici e aperti. Noi stessi cerchiamo di essere molto disponibili con chi ci chiede consigli su come aprire un’attività o sulla produzione: la condivisione aiuta tutto il settore a crescere.
Quali sono, secondo voi, i “peccati originali” che il settore artigianale italiano deve ancora espiare per fare il salto di qualità?
C’è un tema di sostenibilità economica: produrre con impianti piccoli vendendo principalmente ad altri bar lascia margini molto ridotti. Inoltre, c’è il nodo della conservazione: è inutile produrre una birra eccellente se poi viene conservata a 35 gradi su uno scaffale. La catena del freddo e la cura del prodotto fino al bicchiere del cliente finale sono aspetti su cui bisogna insistere molto.
Nonsolobirra crede nella figura del produttore come educatore. Quanto tempo dedicate a sfatare i miti sulle “doppio malto” o sulle “non filtrate”?
Moltissimo. Nel nostro locale serviamo solo birra artigianale, nostra o di ospiti selezionati. Quando qualcuno chiede una “rossa” o una “doppio malto”, spieghiamo cosa abbiamo a disposizione, raccontiamo le differenze e facciamo assaggiare i prodotti alla spina. L’assaggio è il miglior modo per superare i pregiudizi e le terminologie errate.
Cosa bolle nel tino per i prossimi mesi? Valutate un ritorno alla produzione totalmente “in house”?
A metà aprile lanceremo una versione aggiornata della nostra Moby Dick: diventerà una Session IPA da 4,2%, molto fresca, con note marcate di pompelmo e agrumi. Abbiamo anche delle collaborazioni in ballo che vedranno la luce con il caldo. Per quanto riguarda il ritorno alla produzione propria, onestamente non credo accadrà: richiede investimenti enormi e, gestendo la taproom ogni sera, i tempi di lavoro diventerebbero insostenibili. Siamo felici della nostra dimensione attuale.
Se doveste descrivere l’essenza di Stra Birra in tre parole, quali scegliereste?
- Amicizia: perché la nostra taproom è un luogo trasversale dove chiunque, giovane o anziano, può stare bene insieme.
- Curiosità: perché vogliamo spingere le persone a scoprire sapori e stili che non sapevano di poter apprezzare.
- Qualità: perché è l’impegno che mettiamo in ogni singola pinta che serviamo.
E così si chiude questo racconto fatto di scelte coraggiose, passione e continua ricerca. A Tomas e Sara va il nostro grazie per aver condiviso con noi non solo la loro storia, ma anche la visione e l’energia che ogni giorno portano nel bicchiere e dietro al bancone. Stra Birra è la dimostrazione che il viaggio, quando è guidato da curiosità e qualità, non smette mai davvero di evolversi. Un brindisi al loro percorso — e a tutti quelli che verranno.
Per chi volesse scoprire da vicino questa realtà o lasciarsi guidare tra le loro creazioni, ecco tutti i riferimenti:
La Spezia Brewing Company SNC di Bregoli Sara Elena & C.
Sede legale: Via del Prione 179, 19121 La Spezia (SP)
Sede operativa (taproom): Via Biassa 69, 19121 La Spezia (SP)
Tel. +39 342 5279345
Sito web: www.laspeziabrewingcompany.it
Facebook: www.facebook.com/LaSpeziaBrewingCompany
Instagram: www.instagram.com/laspeziabrewingcompany
Un invito, dunque, a passare di persona: perché certe storie — e certe birre — meritano di essere vissute fino in fondo.
