Nel panorama contemporaneo della birra artigianale, dove la corsa all’esotico e all’estremo stilistico spesso satura i banconi, esiste una controtendenza che elegge la pulizia e l’equilibrio a massimo valore produttivo. Ho avuto il piacere di intervistare Enrico del Birrificio Veneto, una realtà dinamica che ha saputo radicare la severa scuola brassicola tedesca nel cuore della provincia vicentina. Da Trissino ad Arzignano, attraverso una crescita strutturale e l’apertura di una nuova taproom, il birrificio persegue una filosofia trasparente e rigorosa: fare grandi birre “semplici”, accessibili e costanti. Buona lettura.
Il Birrificio Veneto nasce nel 2016 dall’unione di amici e da un solido percorso formativo legato alla tradizione tedesca. Chi siete, e come siete riusciti a far convergere queste cinque anime in un’unica visione aziendale e in che modo il rigore brassicolo della Germania influenza tuttora la vostra quotidianità in sala cotte?
La compagine societaria è cambiata nel tempo con l’ampliamento della struttura e l’entrata in società di un nuovo socio finanziatore. Inizialmente il birrificio era nato dalla volontà di quattro amici, appassionati di produzioni tedesche, di mettersi alla prova nella produzione della birra; siamo partiti senza pretese, ma con la ferma volontà di trovare stabilità qualitativa. Ancora oggi, quello che più cerchiamo è di migliorare e standardizzare le nostre cinque ricette principali, facendo pochissime deviazioni da questa strada.
Il vostro payoff e la vostra comunicazione insistono molto sul concetto di una birra “semplice, senza fronzoli, per tutti e per tutte”. In un mercato artigianale che spesso rincorre l’estremo o l’esotico, quanto è sfidante – a livello tecnico e commerciale – difendere e valorizzare la bandiera dell’equilibrio e della pulizia produttiva?
Questa rappresenta proprio la nostra sfida più grande: far capire anche al consumatore meno attento che in una birra “semplice” la qualità è ancora più importante rispetto a una birra particolare o complessa. Anche a livello commerciale non è sempre facile far comprendere ai publican che se una birra è dotata di grande beva, anche a fronte di un costo leggermente superiore, permette di far aumentare i volumi di vendita del locale.
Vi trovate a Trissino, nella Pedemontana Veneta, un territorio storicamente ricco di tradizione idrica e con forti legami storici legati al mondo della birra. Che ruolo gioca il territorio vicentino e le sue risorse (a partire dall’acqua delle prealpi) nella caratterizzazione del vostro prodotto?
Attualmente la nostra sede operativa si trova ad Arzignano, dove ci siamo trasferiti quadruplicando la produzione e aprendo una taproom che permette di degustare le nostre birre in abbinamento alle eccellenze gastronomiche locali. Per noi la territorialità si traduce soprattutto nell’orgoglio per i valori veneti, come il lavoro, l’onestà e la semplicità, che vogliamo si percepiscano chiaramente anche nel bicchiere. Sul fronte prettamente tecnico dell’acqua, siamo dotati di un impianto di osmosi inversa, strumento che ci dà la possibilità di gestire e correggere al meglio questo ingrediente fondamentale per le nostre ricette.
La vostra gamma spazia con disinvoltura dalle basse fermentazioni di stampo classico (Pils, Hell) ad alte fermentazioni di carattere (IPA). Quali sono i dettagli produttivi su cui vi concentrate maggiormente per garantire la costanza qualitativa e la stabilità di stili così diversi tra loro?
Il nostro focus si concentra principalmente su tre pilastri: il controllo meticoloso dell’acqua, la costanza qualitativa delle materie prime – che garantiamo grazie a rapporti di partnership con i fornitori che vanno ben oltre la mera fornitura commerciale – e un controllo qualità continuo su ogni lotto.
Sul vostro manifesto aziendale si legge: “Il segreto di una birra è il perfetto equilibrio”. Dal punto di vista del mastro birraio, qual è la parte più complessa nel bilanciare le materie prime per ottenere birre che siano contemporaneamente di grande carattere ma dotate di un’elevatissima facilità di bevuta (drinkability)?
A livello di processo, la nostra scelta strategica è stata quella di sacrificare una parte del corpo delle nostre birre filtrando le basse fermentazioni, allo scopo di ottenere molta più beva e freschezza. Questo ha rappresentato un cambio di passo produttivo importante, che ci ha spinto a modificare e affinare le ricette originarie per compensare e valorizzare quegli aspetti organolettici che altrimenti rischiavano di perdersi con la filtrazione.
Avete fatto una scelta molto chiara a favore della lattina come contenitore primario per le vostre birre prealpine. Quali sono stati i fattori tecnici (legati a ossigeno, luce e freschezza) e quali le risposte dei consumatori locali rispetto a questo packaging nell’ambito delle birre di stampo più tradizionale?
Siamo convinti che la lattina sia in assoluto il miglior contenitore per la birra: dati e analisi alla mano, nel lungo periodo garantisce un ingresso di ossigeno inferiore rispetto alla classica bottiglia con tappo a corona, oltre a offrire una protezione totale dalla luce. Sul mercato, specialmente nel canale della ristorazione tradizionale, questo packaging incontra ancora qualche resistenza; fortunatamente, però, anche la clientela più scettica si sta ricredendo velocemente, vedendo la lattina comparire con frequenza anche nei locali più blasonati e attenti ai trend.
Se doveste scegliere una birra della vostra linea che vi rappresenta in modo viscerale – la vostra “bandiera” – quale sarebbe e per quali caratteristiche tecniche e organolettiche si distingue?
Senza dubbio la nostra Pils. Chi lavora nel settore sa perfettamente quanto sia complesso ed evidente ogni minimo difetto in questo stile, ed equilibrare una birra simile è difficilissimo: noi crediamo di esserci riusciti molto bene. Al palato si presenta molto secca ed erbacea nella parte iniziale, per poi congedarsi con un finale amaro molto piacevole e finemente bilanciato dalle note dolci del malto.
Nella cultura birraria veneta, la birra è sinonimo di aggregazione e convivialità (“meglio in compagnia”). Nello sviluppare le ricette della vostra Hell o della vostra Rossa, quanto ha pesato il pensiero del perfetto abbinamento con la cucina del territorio o con il rito dell’aperitivo locale?
Circa un anno fa abbiamo rimodellato la nostra Hell, che oggi risponde al nome di Lager, abbassandone il grado alcolico ed eliminando i malti speciali, proprio perché eravamo alla ricerca di una birra che fosse il più pulita e semplice possibile. Anche la nostra Red segue questa filosofia: è una birra molto leggera e accessibile, pensata per incontrare il favore anche di chi non si considera un amante delle birre rosse strutturate.
Negli ultimi anni la cultura del consumatore è cambiata. Dal vostro punto di osservazione privilegiato, notate una maggiore consapevolezza nel pubblico quando approccia stili apparentemente semplici come una bionda d’ispirazione tedesca rispetto a una luppolata?
È necessario tracciare una linea di demarcazione netta tra i beer geek appassionati e i consumatori quotidiani da bar, ed è proprio a questi ultimi che si rivolge la nostra attenzione principale. L’appassionato coglie immediatamente le sfumature e la pulizia anche negli stili più semplici, perché è consapevole del fatto che sono molto più difficili da brassare rispetto a birre ricche di luppolo o ingredienti particolari. Il consumatore da bar, invece, esprime il proprio giudizio in modo estremamente concreto ed eloquente: ritornando nel locale! E fortunatamente, i dati ci dicono che sono in molti a tornare.
Il Veneto ha regolamentato in modo preciso il settore con leggi regionali dedicate e progetti come la “Strada dei Birrifici della Pedemontana Veneta”. Come si inserisce il Birrificio Veneto in questa rete di valorizzazione turistica e culturale del prodotto artigianale?
La strada intrapresa a livello istituzionale è senza dubbio interessante, anche se c’è ancora molto lavoro da fare sul fronte della promozione turistica integrata. Un aspetto splendido e virtuoso del nostro comparto è che tutti i birrifici del territorio cercano di crescere insieme, vedendo i colleghi produttori come alleati per allargare la base dei consumatori piuttosto che come semplici concorrenti. Il Veneto gode di flussi turistici tra i più alti al mondo e il segmento enogastronomico è in continua espansione: ben vengano, quindi, tutte le fiere e le rassegne finalizzate a dare visibilità alle nostre aziende e alle nostre produzioni.
Oltre al recente debutto della vostra taproom aziendale, il vostro nucleo storico rimane fortemente legato alla produzione e al confezionamento. Quali sono i canali di distribuzione esterna che vi stanno dando maggiori soddisfazioni e come gestite il racconto del vostro brand lontano dalla fabbrica?
In realtà a settembre abbiamo inaugurato la nostra taproom aziendale e la risposta del pubblico in termini di consumi ci ha felicemente sorpresi, spingendoci a dedicare molte più energie del previsto a questo canale diretto. Per quanto riguarda la distribuzione esterna di fusti e lattine, ci concentriamo principalmente sul Veneto e in parte sulla Lombardia attraverso una gestione logistica diretta. Questo approccio ci permette di confrontarci vis-à-vis con i publican e raccontare la genesi del nostro brand. L’obiettivo fondamentale rimane uno solo: far sì che la birra arrivi fresca nel bicchiere, preservando un’identità semplice ma raffinata, in linea con l’immagine che abbiamo cucito addosso alle nostre creazioni.
Guardando al futuro del comparto brassicolo artigianale, quali sono le sfide tecnologiche o di mercato che ritenete cruciali nei prossimi anni e quali sono i nuovi traguardi produttivi o stilistici che il Birrificio Veneto si è prefissato di raggiungere?
La proprietà crede fermamente nel potenziale di questo marchio e si muove su una visione strategica limpida: riuscire a portare la birra artigianale di qualità anche in quei contesti commerciali dove oggi domina incontrastata la birra industriale. È una sfida complessa ma fortemente stimolante. Il nuovo assetto aziendale è partito da circa un anno e siamo ancora in una fase di calibrazione dei processi e consolidamento per pianificare i prossimi passi. Ma una cosa è certa: non abbiamo alcuna intenzione di fermarci qui.
Ringrazio vivamente Enrico per il tempo che mi ha dedicato e per aver condiviso con trasparenza e passione il dietro le quinte del Birrificio Veneto. In un’epoca di costanti sperimentazioni estreme, la dedizione del loro team alla costanza qualitativa, alla bevibilità e alla valorizzazione di una birra pulita ed equilibrata rappresenta una boccata d’aria fresca (e di ottima beva) per l’intero movimento brassicolo del nostro territorio. A lui e a tutto il birrificio vanno i miei migliori auguri di buon lavoro e di futuri successi.
