Il 5 giugno 2026 segna la parola “fine” per Birra del Borgo. Attraverso una nota ufficiale, la società ha annunciato l’avvio delle procedure sindacali per la cessazione definitiva delle attività, motivata da una crisi economica ormai definita irreversibile dai vertici aziendali.
Sebbene il comunicato sia stato diramato da Birra del Borgo S.r.l., è innegabile il ruolo di Anheuser-Busch InBev, gruppo leader mondiale del settore e proprietario unico della società. La multinazionale ha preferito mantenere un profilo basso, evitando riferimenti diretti alla propria sigla nel documento ufficiale, pur restando il soggetto decisionale dietro la scelta di “staccare la spina” al progetto reatino.
Le cifre allegate alla comunicazione del 5 giugno dipingono un quadro critico:
- Perdite cumulative: Tra il 2022 e il 2025, la società ha accumulato passivi per circa 22 milioni di euro, costantemente tamponati da massicce ricapitalizzazioni.
- Contrazione del business: Il fatturato è crollato drasticamente, passando dai 4,7 milioni del 2022 ai 2,9 milioni del 2025.
- Il contesto di mercato: L’azienda punta il dito contro un mercato brassicolo in sofferenza, segnato da contrazioni annue fino al 5%.
Il risultato di questa gestione è l’avvio delle consultazioni per il licenziamento collettivo di 21 dipendenti a tempo indeterminato. L’azienda ha promesso di attivarsi per supportare la ricollocazione professionale del personale, ma la chiusura resta un dato di fatto.
La parabola di Birra del Borgo è emblematica dell’epoca d’oro delle acquisizioni craft. Nata nel 2005 per mano di Leonardo Di Vincenzo, l’azienda fu rilevata da AB InBev nel 2016, in un momento in cui i colossi globali facevano a gara per accaparrarsi i nomi più iconici della scena artigianale italiana.
Tuttavia, dopo l’iniziale spinta propulsiva, il rapporto si è incrinato bruscamente nel 2022. Quello fu l’anno del primo, drastico ridimensionamento, con il taglio di oltre la metà della forza lavoro, la chiusura dei locali di proprietà e la cessione dello stabilimento di Collerosso. Il comunicato odierno rappresenta, di fatto, l’ultimo atto di una ritirata strategica iniziata quattro anni fa.
La scomparsa di Birra del Borgo non è un episodio isolato, ma si inserisce in un fenomeno più ampio di “ritirata” dell’industria dal mondo craft. Diversi grandi player stanno smantellando le scommesse fatte un decennio fa:
- Heineken ha ceduto le proprie quote nel birrificio brianzolo Hibu, tornando sui propri passi.
- Molson Coors ha chiuso definitivamente i battenti di Birradamare nel 2023, smantellando l’impianto e licenziando l’intera forza lavoro.
La chiusura di Birra del Borgo conferma che il modello di integrazione tra multinazionali e realtà artigianali sta vivendo una profonda e dolorosa revisione, segnando la fine di un’era per la birra indipendente in Italia.
