Un vero viaggio nella degustazione non nasce mai per caso: è un percorso fatto di tappe, di persone speciali e di sensazioni che partono dalla pancia prima ancora che dalla testa. Per affrontare abbinamenti complessi o stili insoliti, serve prima di tutto tarare il palato con birre fatte a regola d’arte, dove la pulizia e la precisione regnano sovrane.
La giornata è iniziata con una sosta fondamentale ai Maghi di Orz, accolti dal calore e dalla grande professionalità di Stefania. Un passaggio perfetto per preparare la bocca attraverso tre assaggi impeccabili. Si parte alla spina con la Dorothy (German Ale): un calice di straordinaria freschezza e pulizia, profumato e guidato da una delicata nota fruttata. A seguire, sempre alla spina, la Glinda (Irish Red Ale) sposta il tiro sui cereali: una bevuta calda, avvolgente, dove il malto regala intense sfumature di caramello, nocciola e mandorla tostata. La chiusura al banco è affidata alla bottiglia della Totò (Porter): scura, pulita, un esempio di grande igiene produttiva che regala sul finale un’inaspettata e piacevolissima traccia balsamica.
Con il palato al top e lo spirito giusto, la tappa successiva ci ha portati a Trebaseleghe, alla corte di Vincenzo al Cantoniere. Qui è doveroso fare un elogio sincero e di cuore a questo locale: un ambiente caldo, accogliente, che ti fa sentire subito a casa tra i richiami alle classiche stube tedesche. Il servizio è una vera macchina da guerra: il personale in sala regala un’accoglienza schietta e genuina, con tempi perfetti e soprattutto una straordinaria preparazione tecnica. Raccontano ogni birra e ogni piatto con passione e disinvoltura, capaci di guidarti anche attraverso le scelte più insolite senza mai risultare rigidi.
Sul fronte del cibo l’offerta è immensa, ma il vero banco di prova della serata è stata la pizza stagionale con porcini, gorgonzola e zucca. L’intuizione geniale di Vincenzo sta tutta nella materia prima: la zucca non è una spalmabile purea, ma viene sfilacciata e messa sull’impasto direttamente in cottura. Una scelta azzeccatissima che regala una dolcezza equilibrata, mantiene croccante la base ed evita quell’effetto umido che rovinerebbe il morso.
In calice entra la sorpresa assoluta: la Keptinis, un’arcaica birra lituana fatta con malti infornati e un caratteristico passaggio su rami di ginepro. Sulla carta unire malti cotti, zucca, funghi e un formaggio forte come il gorgonzola poteva sembrare un azzardo folle, ma al banco è stata una magia. La birra sfoggia note caramellate e un netto richiamo al rabarbaro, fresco, balsamico e leggermente amaro (dovuto proprio al ginepro). È stata la chiave di volta: la Keptinis ha fatto da perfetto regolarizzatore del sorso, ammorbidendo la pungenza dell’erborinato, sposando la tostatura della zucca e ripulendo la bocca con una scorrevolezza incredibile.
A chiudere la serata in bellezza, un assaggio curioso consigliato da Vincenzo direttamente da Cipro: la FIGS. Una produzione cipriota fuori dagli schemi che vede l’utilizzo di fichi ed erbe aromatiche. Una birra morbida e beverina, dove la dolcezza naturale del fico si sposa con i richiami botanici, regalando un finale di bocca distensivo, fresco e incredibilmente rotondo.
La birra e il buon cibo non vivono di regole scritte a tavolino, ma di emozioni vere. Quando la pulizia di chi spilla incontra l’amore per la cucina e una sala impeccabile, la degustazione smette di essere un esercizio per pochi e diventa puro piacere da condividere.
