Birra artigianale, il MIMIT chiarisce: la Legge 34/2026 non si applica alla denominazione di settore

Unionbirrai: “Risultato importante per i piccoli birrifici indipendenti. La birra prodotta secondo la normativa speciale resta pienamente qualificabile come birra artigianale”

Vittorio Ferraris, Direttore Generale Unionbirrai

La denominazione “birra artigianale” resta pienamente valida e utilizzabile dai piccoli birrifici indipendenti che rispettano i requisiti previsti dalla normativa speciale di settore. È quanto chiarisce il Ministero delle Imprese e del Made in Italy nelle FAQ pubblicate sul proprio sito in merito all’articolo 16 della Legge n. 34/2026, relativo all’uso dei riferimenti all’artigianato nella pubblicità.

Un chiarimento ufficiale atteso dal comparto brassicolo e sollecitato da Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici artigianali indipendenti, che sin dall’entrata in vigore della nuova disposizione si era attivata per evitare interpretazioni restrittive o improprie capaci di generare incertezza tra gli operatori.

Nella FAQ pubblicata dal MIMIT, il Ministero precisa che la nuova disciplina non si applica ai prodotti artigianali regolati da leggi speciali, indicando espressamente, tra gli esempi, la birra artigianale. Il chiarimento richiama il principio di specialità della legge e conferma la prevalenza della normativa specifica di settore, contenuta nell’articolo 2, comma 4-bis, della legge n. 1354 del 1962, come modificata nel 2016, rispetto alla disciplina generale introdotta dalla Legge n. 34/2026.

Per Unionbirrai si tratta di un risultato importante, che mette al riparo i piccoli produttori indipendenti da dubbi interpretativi e conferma quanto sostenuto dall’associazione sin dall’inizio: le imprese che producono birra secondo la definizione legale vigente possono continuare a utilizzare legittimamente la denominazione “birra artigianale” per i propri prodotti, senza che l’entrata in vigore della Legge n. 34/2026 incida sulla disciplina speciale di settore.

La normativa specialeintrodotta nel 2016 dopo anni di lavoro del comparto, definisce infatti birra artigianale quella prodotta da piccoli birrifici indipendenti, non sottoposta durante la fase di produzione a processi di pastorizzazione e microfiltrazione. Si tratta di una definizione merceologica autonoma, costruita per riconoscere e tutelare una filiera specifica, diversa dalla disciplina generale sull’impresa artigiana.

“Accogliamo con grande soddisfazione il chiarimento pubblicato dal MIMIT, che conferma la correttezza della posizione sostenuta da Unionbirrai fin dal primo momento – dichiara Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai – La birra artigianale italiana è regolata da una legge speciale e autonoma, che resta pienamente in vigore. Era fondamentale evitare che una norma generale, nata con finalità diverse, potesse creare confusione o mettere in discussione le produzioni artigianali dei nostri birrifici che rispettano i requisiti previsti dalla normativa”.

Il chiarimento arriva dopo le interlocuzioni avviate da Unionbirrai con le istituzioni competenti, a partire dal confronto con l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, e dalle successive richieste di chiarimento rivolte al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste.

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Indagine – veneto nel bicchiere –

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