Zwanze Day 2026: l’anima dell’Artemis e il calore del Drunken Duck

Entrare al The Drunken Duck di Quinto Vicentino in occasione dello Zwanze Day è sempre un’esperienza che va oltre la semplice bevuta. C’è quell’elettricità nell’aria che solo i grandi eventi sanno regalare. Ieri è stata una giornata speciale: non solo per le “chicche” d’annata di Cantillon che ho avuto il piacere di sorseggiare, ma soprattutto per la protagonista indiscussa: l’Artemis 2026.

Questa birra, nelle sue due declinazioni, è stata per me una rivelazione tecnica.

Il mio primo incontro è stato con la versione Lambic-Vermouth blend. È una birra che non ti prende per mano, ti sfida. Al naso è austera, un ventaglio di profumi dove la genziana e l’assenzio giocano un ruolo da protagoniste, con quelle note balsamiche di rabarbaro che ti colpiscono subito. In bocca è diretta: quell’acidità acetica non è lì per caso, è un “bisturi” che pulisce tutto e ti prepara al sorso successivo. È una bevuta verticale, che richiede attenzione e rispetto.

Poi ho passato il testimone alla versione Rouge. Qui l’atmosfera cambia, si fa più accogliente. La base di Kriek, con la sua ciliegia, agisce da paciere: ammorbidisce l’esuberanza delle erbe aromatiche e trasforma la severità iniziale in un equilibrio gastronomico meraviglioso. È un assaggio che ti invita a restare, più rotondo, più gentile, capace di raccontare una storia fatta di sfumature piuttosto che di contrasti netti.

Entrambe, però, mi hanno lasciato la stessa sensazione di precisione: una carbonazione media che accarezza il palato, una struttura ben presente ma mai pesante, e quel finale che è diventato il mio marchio di fabbrica preferito in casa Cantillon: un’acidità acetica gentile che scivola via, lasciando una nitida deriva tannica che ti pulisce la bocca e ti fa venire voglia di ricominciare.

Ma un’esperienza del genere non sarebbe tale senza chi la rende possibile. Mi preme ringraziare Vanni Borin, padrone di casa del The Drunken Duck, e tutto lo staff. L’invito a questa giornata è stato un privilegio, ma lo è ancor di più vedere con quanta dedizione Vanni si prenda cura della sua “casa”.

Organizzare eventi di questa portata richiede una cura maniacale per ogni dettaglio – dalla temperatura alla scelta dei bicchieri – ma richiede soprattutto una cosa che spesso manca in questo settore: la passione sincera. Vanni non si limita a servire birra, lui crede fermamente nella qualità e la difende ogni giorno. È grazie a persone come lui che il movimento birrario non è solo un mercato, ma una cultura viva, capace ancora di sorprenderci e farci stare bene.

È stata una giornata da ricordare, di quelle che ti riconciliano con il buon bere e con le persone che, dietro il bancone, mettono il cuore in quello che fanno.

Nota Editoriale: Questo contenuto è frutto di un'analisi indipendente a scopo puramente divulgativo. La selezione degli argomenti avviene su base editoriale, senza influenze commerciali o partnership che possano compromettere l'oggettività del parere espresso.

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Informazioni su Stefano Gasparini 751 Articoli
Stefano è un appassionato di birra artigianale italiana da molti anni e ha dato concretezza alla sua passione nel 2008 con la creazione di NONSOLOBIRRA.NET, un portale che mira a far conoscere al pubblico il mondo della birra artigianale italiana attraverso recensioni, degustazioni e relazioni con i produttori. Stefano ha collaborato con la Guida ai Locali Birrai MOBI ed è stato presidente della Confraternita della Birra Artigianale. È anche il fondatore del gruppo Nonsolobirra Homebrewers e organizzatore del Nonsolobirra festival dal 2011. In sintesi, Stefano è un appassionato di birra che ha dedicato gran parte della sua vita a far conoscere e promuovere la birra artigianale italiana.