Il 2026 non è un anno come gli altri per il movimento brassicolo nazionale. Trent’anni fa, in quel fatidico 1996, prendeva il via un’avventura fatta di fermenti, scommesse e visioni che avrebbero cambiato per sempre il volto del bere in Italia. Oggi, con la XXI edizione di Birra dell’Anno, Unionbirrai torna a Rimini Fiera — nel cuore di Beer&Food Attraction — per ribadire che la birra artigianale non è più solo una “promessa”, ma una realtà matura, complessa e profondamente radicata nel territorio.
L’appuntamento di domenica 15 febbraio (ore 15:45) rappresenta il culmine di un processo rigoroso che vede la qualità al centro di ogni riflessione. In un settore che troppo spesso subisce il rumore di chi preferisce l’accentramento mediatico alla sostanza del lavoro dietro al bancone o in sala cottura, Birra dell’Anno sceglie la strada della trasparenza: il blind tasting. Qui non contano i personalismi o i proclami di chi si professa “divulgatore” senza aver mai sporcato gli stivali in produzione; conta esclusivamente ciò che arriva nel bicchiere, giudicato da palati internazionali secondo criteri di tecnica, equilibrio e capacità espressiva.
Innovazione e mercato: Il segnale delle “Low/No Alcohol”
L’edizione 2026 si distingue per una scelta coraggiosa e pragmatica: l’introduzione della 46ª categoria dedicata alle birre low e no alcohol.
Sentivamo l’esigenza di dare loro la giusta visibilità e dignità, spiega Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai.
Non si tratta di un semplice adeguamento alle mode, ma di una risposta a un mercato consapevole che chiede inclusività e varietà. Spostare queste produzioni dalle categorie “Extraordinary” a uno spazio autonomo significa riconoscere che la sfida tecnica per ottenere una birra analcolica di qualità è pari, se non superiore, a quella delle tipologie tradizionali.
Oltre il podio: Filiera e collaborazione
Il concorso quest’anno rafforza la sua struttura con premi che guardano all’etica e alla costruzione della comunità:
- Best 100% Italian Beer: Un tributo alla filiera agricola nazionale, per chi ha scelto di investire interamente su materie prime locali.
- Best Collaboration Brew: Un riconoscimento alla sinergia tra birrifici, antidoto fondamentale a una visione individualista del settore.
- Birrificio dell’Anno: Il premio più ambito, che non celebra il singolo exploit, ma la costanza qualitativa su più stili e macrocategorie.
Un futuro fondato sulla competenza
In un panorama in cui è facile imbattersi in figure critiche che centralizzano l’attenzione su di sé a discapito dei colleghi o che affrontano l’homebrewing e la produzione con superficialità, Birra dell’Anno agisce da filtro meritocratico.
La manifestazione riminese ci ricorda che la vera eccellenza italiana è fatta di piccoli birrifici indipendenti che studiano, innovano e rispettano il consumatore. La giuria internazionale, lavorando “alla cieca”, garantisce che a vincere sia l’identità del prodotto e la maestria del produttore.
Ci vediamo a Rimini, per celebrare trent’anni di storia e brindare a un futuro dove a parlare sia, finalmente, solo l’ottima birra.
