Rovistando nella mia personale cantina refrigerata, la curiosità ha prevalso sulla pazienza. Complice la voglia di qualcosa di veramente particolare, ho deciso di stappare finalmente la Ventinovedodici nella sua esclusiva versione Barrel Aged Rum. Si tratta di una referenza che riporta in etichetta un TMC 11/2023: un dettaglio che, per molti, rappresenterebbe un limite, ma che per un assaggiatore esperto è l’invito a scoprire l’evoluzione del tempo nel vetro.
Nonostante i tre anni trascorsi dalla scadenza indicata, il versato ha sorpreso per una spinta di CO2 ancora viva, segno di un confezionamento impeccabile che ha protetto la struttura della birra. Al naso, l’impatto è un duetto armonico: le note del distillato (Rum) coabitano con sentori maltati profondi. Emergono nitide sfumature di mou e cereale, mentre la luppolatura originale è ormai completamente assente, lasciando il palato libero di concentrarsi sui toni terziari della maturazione.
L’ingresso in bocca è caratterizzato da una morbidezza avvolgente, con un warming positivo (una nota alcolica calda ma non pungente) che introduce sentori di frutta sotto spirito. Il corpo medio sostiene bene la complessità aromatica, evitando derive acquose nonostante il lungo affinamento.
Il finale si rivela medio/secco, una chiusura pulita dove la nota del Rum torna protagonista. Sebbene il carattere del distillato risulti leggermente spinto rispetto alla base maltata, ha il merito fondamentale di rinfrescare il palato, bilanciando la ricchezza del corpo e dei toni di caramello/mou.
La Ventinovedodici Rum 2023 si è confermata, a distanza di anni, una buona interpretazione, solida e priva di qualunque off-flavor sgradevole. La conservazione rigorosa a 7°C è stata la chiave di volta: ha impedito l’insorgere di note cartonate, permettendo alla birra di invecchiare con grazia. Un assaggio che dimostra come l’eccellenza produttiva del birrificio Lesster di Stallavena di Grazzana (Vr), possa regalare grandi soddisfazioni anche ben oltre la data indicata in etichetta.
