Il Giardino delle Luppole: dove la terra incontra l’innovazione al femminile

Un viaggio tra luppolo biologico, ricerca scientifica e il desiderio di coltivare bellezza e comunità

Il Giardino delle Luppole Team

Cosa succede quando tre sorelle decidono di trasformare il “caos” del 2020 in un’opportunità di rinascita? Nasce il Giardino delle Luppole, un progetto che va ben oltre la semplice coltivazione. In questa intervista esclusiva, entriamo nel cuore pulsante di un’azienda dove il luppolo non è solo l’anima della birra, ma il protagonista di una rivoluzione gentile.

Dalle rive del fiume Lamone fino ai laboratori scientifici del CREA e delle Università di Padova e Teramo, Michela, Elisa e Daniela ci raccontano come si passa dal lavoro sporco in campo (tra fango, vento e “macchine infernali”) alla creazione di oltre 30 referenze innovative tra cosmesi, nutraceutica e design.

Un racconto fatto di mani che lavorano, menti che studiano e un approccio olistico che unisce l’agricoltura sociale alla sostenibilità energetica. Dimenticate i discorsi superficiali: qui si parla di vera terra, ricerca scientifica e unione familiare.

Qual è la scintilla che ha dato vita al “Giardino delle Luppole”? C’è stato un momento preciso in cui avete capito che questa sarebbe stata la vostra strada?

Il Giardino delle Luppole è arrivato nel 2020, nel pieno del “caos” economico e incerto: nasce da una visione divergente che ha acceso la creatività femminile e la voglia di mettersi in gioco con qualcosa che non esisteva prima.

Il nome evoca un approccio quasi “gentile” all’agricoltura: perché avete scelto proprio il termine “Giardino”?

Come gli Hopfengarten in Germania, anche noi volevamo il nostro “giardino”. La coltivazione del luppolo e le piante stesse sono molto ornamentali; nel listino prodotti ho persino le liane da decorazione. Un “giardino” accoglie con più grazia e relax che non un “campo”.

Quali sono le sfide più grandi che avete dovuto affrontare come donne (o come innovatori) in un settore agricolo spesso tradizionale?

Le sfide fanno parte della visione divergente: donne imprenditrici agricole che sperimentano una coltura innovativa per l’Italia e creano nuovi prodotti (siamo a oltre 30 referenze esclusa la birra!). Il fatto che siamo donne è diventato marginale di fronte alla concretezza del progetto.

Il luppolo è il vostro protagonista: quali varietà coltivate e quali caratteristiche organolettiche conferisce il vostro terreno a questa pianta?

Coltiviamo varietà prettamente americane: Cascade e Nugget in biologico e Chinook convenzionale. Il terreno proviene dalla bonifica del fiume Lamone: un impasto misto ricco di limo, argilla e sabbia. Utilizziamo ammendanti organici come l’humus di lombrico. A livello climatico, ci caratterizza il vento proveniente dal mare: asciuga le liane e rilascia particelle saline, agendo quasi come un trattamento fogliare naturale. Le nostre varietà sono ricche di profumi e aromi, perfettamente in linea con i range delle tabelle di riferimento americane.

Oltre alla birra, il luppolo ha proprietà straordinarie: come state esplorando i suoi utilizzi in altri settori (es. benessere, tisane, cosmesi)?

Abbiamo terminato il progetto di ricerca “PowerHop: il Luppolo all’Ennesima Potenza” con partner come il CREA e l’Università di Padova, sviluppando prototipi alimentari, nutraceutici e cosmetici. Ora è partito “MicroHop: l’Essenza del Luppolo” con l’Università di Teramo. Presenteremo gli obiettivi Domenica 15 Febbraio al Beer & Food Attraction di Rimini (Sala Mimosa 1, ore 15.00). Entrambi i progetti sono stati premiati dalla Regione Emilia Romagna tramite i bandi PSR.

Cosa significa per voi “coltivare in modo sostenibile” nel quotidiano delle vostre attività?

È un termine olistico: rispetto della campagna, tempi agronomici giusti ed etica sul lavoro (contratti idonei per tutti i livelli). Abbiamo persino coinvolto un geobiologo per riequilibrare le energie telluriche del terreno. È un’agricoltura sana perché noi coltiviamo ciò che mangiamo.

Descrivete il vostro giardino a chi non l’ha mai visto: quali sensazioni volete che i visitatori portino a casa?

  • Febbraio: Silenzio e attesa sotto la brina.
  • Aprile: Raccolta dei germogli (ottimi crudi, in frittata o come conserva).
  • Giugno: Vitalità esplosiva; le liane salgono verso il cielo seguendo la rotazione oraria, e i fili suonano come arpe eoliche nel vento.
  • Settembre: Il trionfo dei fiori, coni verdi brillanti carichi del profumo che si ritrova nelle birre di qualità. Il luppolo è perenne: se siamo brave, queste piante vivranno oltre 20 anni.

In che modo il territorio circostante influenza la vostra identità e come collaborate con la comunità locale?

Organizziamo due “HOPenDay” all’anno (primavera ed estate), aperti a tutti. Collaboriamo con artigiani locali per valorizzare l’economia del paese. In 3 anni abbiamo ospitato oltre 1500 persone, molte delle quali arrivano in bicicletta dai comuni limitrofi.

Il Giardino è anche un luogo di eventi e workshop: quanto è importante per voi la parte educativa?

Siamo Fattoria Didattica dal 2016. Gestiamo un progetto di “scuola bottega” con l’istituto agrario di Ravenna per ragazzi con difficoltà di apprendimento, unendo teoria e pratica. Il sogno futuro? Un agriasilo proprio a fianco al luppoleto.

Chi sono le persone dietro le quinte?

Siamo tre sorelle: Elisa (agricoltrice), Daniela (artista) e Michela (educatrice ambientale). Insieme a noi c’è Riccardo, marito di Elisa, che cura la parte meccanica. Abbiamo un team prevalentemente femminile per le fasi delicate come il training delle piante, la selezione dei fiori e l’etichettatura. Cerchiamo di valorizzare il talento naturale di ognuno.

Com’è la giornata tipo durante il periodo della raccolta?

Si inizia e si finisce col buio. Usiamo quella che chiamo la “macchina infernale di Charlie Chaplin”: un complesso sistema di rulli e scuotitori che separa i fiori dalla fibra vegetale. Dopo la defogliazione, i fiori passano nell’essiccatoio (8-12 ore a 48-54°C), vengono pressati in balle da 45-65kg e conservati in cella frigorifera. La fatica è tanta, ma si conclude sempre con una birretta e due taralli al luppolo!

Qual è il segreto per mantenere l’equilibrio tra gestione aziendale e passione creativa?

La condivisione. Prendiamo le decisioni importanti in famiglia, spesso davanti a buon cibo e buona birra, restando con i piedi per terra ma la testa aperta alle novità.

Dove vedete il Giardino delle Luppole tra cinque anni?

Sarà un luogo multifunzionale: spaccio aziendale, laboratorio di trasformazione, scuolina in campagna e centro per il benessere legato all’agricoltura.

Se doveste descrivere la vostra attività con tre parole chiave, quali scegliereste?

  1. Unione (familiare e non solo).
  2. Rispetto (delle idee e delle propensioni).
  3. Crescita (aziendale e personale).

Che consiglio dareste a chi sogna di avviare un’impresa agricola innovativa oggi? Disegnate e scrivete il vostro sogno. Visualizzate le emozioni e le situazioni chiave per fare focus sia sulle opportunità che sulle difficoltà.

Vi ringrazio di cuore per aver condiviso questa visione così autentica e profonda: è un vero piacere dare spazio a chi la terra la vive davvero, unendo la fatica del campo a una ricerca scientifica d’eccellenza.

Se volete visitare Il Giardino delle Luppole, Si trova presso: società agricola Bellavista delle sorelle Nati S.S. in via Grattacoppa, 250, 48123 Savarna-Conventello RA – Telefono: 333 920 0589 – sito web: Giardino delle Luppole

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Informazioni su Stefano Gasparini 730 Articoli
Stefano è un appassionato di birra artigianale italiana da molti anni e ha dato concretezza alla sua passione nel 2008 con la creazione di NONSOLOBIRRA.NET, un portale che mira a far conoscere al pubblico il mondo della birra artigianale italiana attraverso recensioni, degustazioni e relazioni con i produttori. Stefano ha collaborato con la Guida ai Locali Birrai MOBI ed è stato presidente della Confraternita della Birra Artigianale. È anche il fondatore del gruppo Nonsolobirra Homebrewers e organizzatore del Nonsolobirra festival dal 2011. In sintesi, Stefano è un appassionato di birra che ha dedicato gran parte della sua vita a far conoscere e promuovere la birra artigianale italiana.