Nel panorama del craft birrario italiano, esistono luoghi che nascono da una ricetta semplice: un pizzico di coraggio, una solida radice tra le montagne e il desiderio profondo di tessere relazioni. Zuppa di Sasso è esattamente questo. Più che un birrificio artigianale a Motta di Livenza, è la realizzazione del sogno di Michele e Alessandra, un progetto che trae il nome da una celebre fiaba sulla condivisione per trasformare un’idea grezza in un banchetto per l’intera comunità.

Abbiamo incontrato i fondatori per farci raccontare come sono riusciti a trovare l’equilibrio perfetto tra vita privata, tecnica brassicola e amore per il territorio, dando vita a un’identità unica dove la birra non è solo una bevanda, ma il manifesto di una filosofia di vita.
In questa intervista, ci raccontano la sfida di passare dall’altra parte del bancone, il segreto per conciliare vita professionale e famiglia e l’emozione dietro alla loro birra simbolo, che profuma di casa e di ricordi.
Il nome “Zuppa di Sasso” richiama una fiaba sulla condivisione. In che modo questa filosofia si riflette nel vostro modo di intendere il birrificio?
Vogliamo che Zuppa Di Sasso sia avvertito come una casa, uno spazio in cui condividere idee e scoprire sempre qualcosa di nuovo,” spiegano. Questa filosofia non si ferma al bancone: in produzione si traduce nella ricerca costante di collaborazioni con piccole realtà locali, convinti che la crescita collettiva sia l’unico modo per “aprire le menti.
Passare da beer firm a brewpub in un periodo post-COVID non deve essere stato facile. Qual è stata la sfida più grande?
Nonostante la burocrazia sia stata un ostacolo non trascurabile, il periodo post-pandemico ha riservato delle sorprese: “Abbiamo avvertito nelle persone una fortissima voglia di ricominciare a uscire, amplificando l’esigenza di bere e mangiare prodotti di qualità.
Alessandra, le tue radici sono bellunesi. In che modo la montagna influenza la vostra identità?
La vita montana è più lenta e riflessiva,” racconta Alessandra. “Nel mondo delle fermentazioni, accettare che i tempi della qualità non siano comandati da noi è il primo passo. Curare il dettaglio con rispetto, come fosse una creatura, è uno dei nostri pilastri fondamentali. Gestire un’attività intensa essendo anche genitori di due bambine piccole richiede un’organizzazione millimetrica. Michele si occupa della produzione e della gestione del pub, mentre Alessandra cura la parte creativa, burocratica e contabile. Siamo sempre stati una coppia controcorrente, dicono sorridendo, e condividere questo progetto a lungo termine ci rende felici.
Per Michele, la scintilla è scoccata durante il lockdown. Da appassionato che autoproduceva pizza e birra per gli amici, ha deciso di lasciare il “posto sicuro” per studiare e viaggiare. Fondamentale è stato l’incontro con i ragazzi di Evoqe, che gli hanno trasmesso la fiducia necessaria per fare il grande salto.
La produzione: Qualità chilometro zero
L’impianto di Zuppa di Sasso a Ceggia è un piccolo gioiello tecnologico nella sua semplicità:
- Capacità: Impianto da 300 litri con una cantina da 3200 litri.
- Tecnologia: Totalmente manuale, per un controllo artigianale assoluto.
- Materie Prime: Pochi ingredienti ma di altissimo livello.
Non puntiamo ad una dispensa stracolma, ma a una selezione di qualità, precisa Michele. Tra i partner locali spiccano i Luppoli di Palazzo Cavalieri, i mieli di Motta di Livenza, la canapa di Agroselectiva (San Donà di Piave) e i lieviti di Pololab (Oderzo). Avere un impianto di proprietà ha permesso di affinare le ricette nate come homebrewer, gestendo con cura ogni fase della filiera.
La Gamma: Tra classici e sperimentazione
Con oltre 15 stili prodotti (dalle Lager alle Sour, fino alle Cold Black IPA), la cantina offre sempre almeno 8 varietà a rotazione. Ma la birra non è solo liquido: è anche estetica. Le etichette sono firmate da artisti locali, creando un legame profondo tra stile brassicolo e narrazione visiva. Ci piace l’idea che il cliente posi il telefono per ammirare i dettagli della bottiglia, sottolineano.
La birra simbolo: Wonka Sucks Se dovessero scegliere una birra per descriversi, sarebbe la loro Extra Stout con fava Tonka. Nata da un ricordo familiare — l’aroma delle crepes cucinate da Alessandra — questa birra rappresenta l’essenza del progetto: Sa di famiglia, di casa e di tutto l’amore che Zuppa Di Sasso rappresenta per noi.
Il futuro di Zuppa di Sasso promette nuove avventure:
- Street Food: È in arrivo un food truck per portare le loro birre in giro per l’Italia dalla prossima primavera.
- Omaggio al territorio: Una nuova birra dedicata a Motta di Livenza in collaborazione con un artista locale.
- Nuove frontiere: Uno spin-off dedicato alle fermentazioni non brassicole è già in cantiere.
Zuppa di Sasso dimostra che, mettendo insieme gli ingredienti giusti — passione, rispetto per i tempi naturali e una comunità affiatata — si può creare qualcosa di veramente magico partendo da un semplice “sasso”.
