Nelle valli silenziose della Carnia, dove l’aria profuma di bosco e di roccia umida, scorre un’acqua pura che diventa l’anima di una delle realtà birrarie più interessanti del panorama italiano: il Birrificio Dimont. Nato ai piedi del Monte Cabia e profondamente legato al territorio friulano, Dimont ha saputo trasformare una visione di montagna in un progetto imprenditoriale moderno, sostenibile e sorprendentemente innovativo.
Piero, ci racconti come è nata la realtà Dimont — che in friulano significa ‘di montagna’ — e in che modo le vostre radici in Carnia, insieme all’acqua del Monte Cabia, hanno influenzato questa scelta e la vostra filosofia produttiva?
Quando abbiamo cercato un nome per il nostro birrificio, è stato naturale richiamare la nostra collocazione montana. Nulla rendeva meglio di DIMONT, perché fin dall’inizio la nostra ricerca di un sito produttivo era orientata verso le montagne del Friuli. Abbiamo trovato una struttura ai piedi del Monte Cabia, dove sgorga una sorgente che porta un’acqua purissima fino al nostro piccolo borgo. Le analisi idriche hanno dato esiti eccellenti, confermando che quella sarebbe stata la base perfetta per la nostra birra.
Siete sette soci, provenienti da diverse esperienze professionali, inclusa quella di Piero Totis nel settore vinicolo. Come si è formato questo team e come le vostre competenze si fondono nel progetto Dimont?
Inizialmente eravamo sette soci, di cui tre operativi. Io arrivavo da quarant’anni nel mondo del vino, con un’esperienza prevalentemente commerciale; un altro socio era direttore di produzione nell’industria dei prodotti da forno, mentre il terzo proveniva dall’amministrazione di un’azienda lattiero-casearia. Tre background totalmente diversi, ma assolutamente complementari.

Sig. Totis, lei è nativo di Arta Terme. Dopo esperienze lavorative che l’hanno portata in giro per il mondo, cosa significa per lei essere tornato al paese d’origine con un progetto come Dimont?
Sono cresciuto in Carnia, poi mi sono trasferito a Udine e ho iniziato la mia carriera in una grande società agricola e vitivinicola che mi ha portato in tutta Italia e nel mondo. Il ritorno alle mie origini è stato del tutto casuale, ma poter contribuire allo sviluppo di queste terre è per me motivo di grande soddisfazione.
Siete tra i primi birrifici italiani a produrre esclusivamente birre senza glutine. Perché questa scelta così netta e come garantite qualità e gusto senza compromessi?
Nel 2022, con la fine della fase più critica del Covid, abbiamo iniziato a produrre birre senza glutine. Non abbiamo mai utilizzato malti deglutinati, che avrebbero compromesso il profilo aromatico, ma adottato una nuova tecnica che elimina totalmente il glutine senza alterare la qualità. Dopo sei mesi di test, verificato che nessuno percepiva differenze nel gusto, abbiamo deciso di produrre tutte le nostre birre in versione gluten-free per eliminare ogni rischio di contaminazione. Dal 2024 abbiamo ottenuto anche la certificazione. Siamo stati tra i primissimi birrifici in Italia a produrre solo birre senza glutine e ad essere certificati.
Le vostre birre prendono il nome dagli Sbilf, i folletti della tradizione carnica. Come avviene l’associazione tra lo stile di birra e il carattere dello Sbilf corrispondente?
Le nostre bottiglie sono caratterizzate dalla presenza degli Sbilf, i folletti magici delle montagne friulane e… forse sono stati proprio loro a riportarmi nella mia terra natale. Ogni personaggio accompagna uno stile e lo racconta con il suo carattere, contribuendo a dare un’identità unica alle nostre etichette.
Oltre agli stili classici, introducete ingredienti locali o insoliti?
Nel mondo delle birre — o meglio delle birre, come ama dire Kuaska — lo spazio per innovare è immenso. La nostra filosofia è produrre stili classici apportando piccole variazioni, senza introdurre ingredienti che li rendano irriconoscibili. Vogliamo birre fresche, identificabili, con alcolicità contenuta. Questa scelta è molto apprezzata sia dal pubblico che dai consumatori più esperti.

Qual è il ruolo di Marco Boaro e del consulente nel definire le ricette e garantire la costanza qualitativa?
Nel corso degli anni si sono avvicendati tre birrai: Enrico Pastori, Roberto Regeni e, da tre anni, Marco Boaro, un tecnico eccellente formato all’ITS di Torino. È affiancato da Enrico Oreglia, anche lui ex ITS. A loro ho affidato con grande fiducia l’intera conduzione produttiva.
Con la specializzazione gluten-free, come si è evoluto il vostro mercato?
Non siamo stati fortunati nel debuttare a metà 2019: pochi mesi e il Covid ha fermato tutto. Siamo ripartiti nel 2022, concentrandoci sul mercato regionale, dove ci siamo affermati rapidamente. Successivamente abbiamo esteso la distribuzione a otto regioni italiane nel canale Ho.Re.Ca.
Siamo presenti anche nella GDO con il marchio Brewclap e produciamo conto terzi per una nota azienda italiana di prodotti biologici: infatti siamo anche certificati BIO.
Stiamo iniziando a esportare in Svizzera, Canada e Cina.
Qual è il feedback più significativo ricevuto e come vi inserite nel contesto socio-economico della Carnia?
Quando abbiamo iniziato l’attività abbiamo ricevuto una solidarietà e un sostegno che mi hanno sinceramente stupito. Oggi siamo una delle attività produttive più note della Carnia e la comunità locale continua a dimostrarci grande simpatia e collaborazione.
Ci sono nuovi stili o edizioni speciali in arrivo?
La nostra filosofia non prevede l’uso di ingredienti territoriali come ginepro, erbe alpine o frutta di montagna. Il nostro prossimo obiettivo, quando avremo disponibili alcuni ingredienti particolari e naturali, è sviluppare una buona birra analcolica. Non credo nei vini dealcolati, ma sono certo che una birra zero alcol, se ben fatta, potrebbe incontrare il gusto dei nostri consumatori.
Quali investimenti prevedete nei prossimi tre anni in termini di impianto e capacità produttiva?
Negli ultimi anni abbiamo dovuto ampliare continuamente la nostra capacità produttiva. Attualmente produciamo circa 2.000 hl/anno, ma possiamo arrivare fino a 5.000 hl/anno.
Dove vede Dimont tra dieci anni e che eredità desiderate lasciare?
Credo che abbiamo costruito un birrificio professionale, efficiente e rispettoso di tutte le norme. Forse con un po’ di presunzione, penso che DIMONT sia un piccolo gioiello. Tuttavia, non sono più giovane e sono in contatto con aziende che potrebbero accompagnare la nostra crescita e, un giorno, prenderne la guida.
Ringraziamo di cuore Piero Totis e tutto il team del Birrificio Dimont per la disponibilità, la passione condivisa e il tempo dedicato a questa intervista. È sempre un privilegio incontrare realtà che sanno valorizzare le proprie radici montane con una visione moderna e un impegno così forte verso qualità e innovazione.
Per chi desidera scoprire da vicino il mondo Dimont, degustare le loro birre o semplicemente fare una visita al birrificio, li trovate qui:
DIMONT Srl – Birrificio Artigianale di Montagna – sede operativa: 33022 Arta Terme (UD) – frazione Cedarchis, 10 Web: www.birradimont.com
A nome di NonSoloBirra, un sincero grazie per averci accompagnati in questo viaggio tra Carnia, tradizione e passione brassicola.
Alla prossima pinta!

