Il pub non è mai stato solo un luogo dove consumare alcolici. Per secoli, le “public houses” sono state il salotto del Regno Unito, l’ufficio dei liberi professionisti, il centro operativo delle comunità locali e il termometro del benessere sociale. Oggi, però, quel termometro segna una febbre altissima. Come riportato recentemente da un’analisi di De Marco su Dissapore, i numeri descrivono uno scenario desolante: il panorama dei pub in Inghilterra e Galles sta svanendo, un boccale alla volta.
I dati governativi non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Se il 2024 era stato un anno nero con oltre 400 chiusure, l’anno in corso sta seguendo un ritmo tragico: circa un pub al giorno alza la saracinesca per l’ultima volta.
- Il declino totale: Il numero di strutture attive è sceso a 38.623, contro le quasi 39.000 dell’anno precedente.
- Le zone più colpite: Yorkshire, East Midlands e il Nord-Ovest dell’Inghilterra stanno subendo le perdite più pesanti.
- L’addio definitivo: Come sottolineato dall’esperto Alex Probyn, queste non sono chiusure temporanee. Gli edifici vengono demoliti o convertiti in uffici, asili o appartamenti. Una volta che un pub diventa un complesso residenziale, non torna più indietro.
Cosa sta uccidendo il pub tradizionale? Non è la mancanza di clientela, ma un ecosistema economico diventato ostile. I gestori si trovano stretti in una morsa composta da:
- Aumento dei costi operativi: L’incremento del salario minimo nazionale e dei contributi previdenziali ha eroso i margini già sottili dei piccoli proprietari.
- Bollette energetiche: Nonostante gli interventi governativi, i costi dell’energia restano una scure che pende su locali che devono riscaldare grandi ambienti storici.
- Il “Business Rates” (Tasse sugli immobili): Molti esperti, tra cui Emma McClarkin della British Beer and Pub Association, puntano il dito contro un sistema di tassazione immobiliare arcaico che non rispecchia più i guadagni reali del settore nell’era post-pandemia.
Molte di queste chiusure sono totalmente inutili… il risultato di un pesante carico fiscale che potrebbe essere evitato con agevolazioni mirate – Emma McClarkin.
Dal canto suo, il Tesoro britannico difende le proprie scelte, citando un pacchetto di supporto da 4,3 miliardi di sterline volto a limitare l’aumento delle tasse e a semplificare le licenze per il consumo all’aperto. Tuttavia, per chi vive il settore, queste misure sembrano poco più che un cerotto su una ferita profonda. Negli ultimi cinque anni, quasi 2.000 pub sono svaniti nel nulla.
La perdita di un pub non è solo un dato statistico o economico; è una perdita culturale. Quando un pub chiude in un villaggio o in un quartiere periferico, scompare l’ultimo spazio di aggregazione dove le generazioni si incontrano.
Se l’Irlanda è riuscita a proteggere i propri pub rendendoli icone di resilienza comunitaria, l’Inghilterra sembra vittima di una trasformazione urbana che privilegia la speculazione edilizia alla conservazione dell’identità sociale. Senza un intervento strutturale che vada oltre i bonus temporanei, rischiamo di vedere un futuro in cui la “pinta al pub” diventerà solo un ricordo nei libri di storia.
